Coronavirus, voli aerei cancellati: nessun rimborso dalle Compagnie

Voli cancellati per il Coronavirus: nessun rimborso delle compagnie

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Rimborsi compagnie aeree

Noi restiamo a casa, gli aerei restano a terra e nessuno ci rimborserà del volo cancellato per via del coronavirus. Avremo però un voucher dello stesso valore del nostro biglietto per partire quando le condizioni lo permetteranno. In Italia le condizioni sui rimborsi erano all’interno del Dpcm ‘Cura Italia’ e si chiariva che sarebbero stati offerti solo voucher, nessun rimborso monetario. Qui trovate le condizioni per avere il buono dalle maggiori compagnie aeree come Alitalia, Ryanair e Easyjet.

I mancati rimborsi dei voli aerei sono al centro di un ampia polemica fra compagnie aeree, governi associazioni di consumatori sul piede di guerra e passeggeri foriosi. I voli cancellati in questi mesi sono migliaia, Ryanair come molte altre compagnie ad inizio mese ha parcheggiato i suoi vettori ed ha annunciato lo stop fino a giugno. Qualcun’altra continua ad operare soprattutto sul lungo raggio intercontinentale.

Si calcola che solo nel secondo trimestre del 2020 i rimborsi per i voli annullati ammontano a 35 miliardi di euro. Restituire tutti questi soldi significherebbe condannare le compagnie aeree che non hanno liquidità sufficiente per rimborsare i passeggeri, pagare i propri dipendenti e mantenersi in vita.

La scelta di non dare rimborsi per i voli cancellati, è estrema ma necessaria per non far fallire quindi le compagnie aeree. Per le compagnie aeree si profila infatti una crisi economica senza precedenti con alcuni vettori che inevitabilmente soccomberanno. Il settore del turismo è quello che primo è stato colpito dagli effetti economici della pandemia e sarà l’ultimo che riuscirà a rialzare la testa.

Rimborsi voli aerei per coronavirus

Restituire ai milioni di passeggeri che non sono partiti il prezzo del biglietto è per ogni compagnia aerea davvero impossibile. Alexandre de Juniac il numero uno della Iata, l’associazione internazionale delle Compagnia aeree, in una conference call con i giornalisti ha spiegato: “Quello che dobbiamo fare oggi è evitare di finire con la cassa prosciugata per questo rimborsare i biglietti per noi è finanziariamente insostenibile”.

Le compagnie aeree hanno una liquidità che gli consente di sopravvivere ferme qualche mese, dopo di ché o si riparte o servono iniezioni di denaro. La maggior parte dei vettori potrà andare avanti un paio di mesi, forse tre. Le più grandi verranno probabilmente aiutate dallo Stato, le più piccole falliranno. Si capisce quindi come i rimborsi ai passeggeri significherebbero togliere liquidità alle compagnie e di fatto portarle all’immediata bancarotta. Per questo anziché il rimborso monetario le compagnie offrono buoni di uguale valore da spendere quando si potrà tornare a viaggiare e a volare. “Ci sono Paesi che hanno accettato l’idea dei voucher al posto dei rimborsi — ha spiegato de Juniac —, mentre altri non concordano”.

Intanto per dare un po’ di ossigeno ai vettori l’Eurocontrol ha posticipato il pagamento dovuto dalle compagnie aeree per i diritti di sorvolo alle autorità nazionali di gestione del traffico aereo. L’agenzia Onu per l’aviazione civile prevede una lenta ripresa del trasporto aereo da giugno 2020. In questi primi sei mesi del 2020 si calcola che la riduzione dei passeggeri sia di 535 milioni con un mancato introito di 252 miliardi di euro.