Radiologo di Cremona, rivelazione choc: “Da gennaio polmoniti anomale sui giovani”

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Il racconto davvero emozionante di un radiologo di Cremona che è sopravvissuto dopo la positività al Coronavirus: ecco la rivelazione commovente

(Emanuele Cremaschi/Getty Images)

L’emergenza Coronavirus ha distrutto la vita di tantissime persone, ma c’è anche la testimonianza di chi ce l’ha fatta. Come Carlo Giussani, tecnico radiologo all’ospedale di Cremona da 35 anni, che ha svelato ai microfoni di tgcom24: “Non so dire come abbia contratto il Covid 19, ma sono stato tra i primi casi a Cremona e ho pensato di morire”. Poi ha aggiunto: “Mi sono ammalato in contemporanea con il paziente 1 di Codogno e in quegli stessi giorni della zona rossa del Basso Lodigiano, Cremona viveva una situazione simile”. Un racconto davvero emozionante che ha toccato tanti punti: “Io sono un sopravvissuto, ma la realtà è che sembra di svuotare il mare con il cucchiaino. I tanti casi di polmoniti tra giovani? Noi addetti ai lavori ci chiedevamo cosa stesse accadendo”.

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“Già a fine gennaio avevamo notato polmoniti atipiche in giovani sottoposti a lastre – aggiunge il radiologo cremonese -. Sono 35 anni che lavoro in radiologia e non ricordavamo una tale concentrazione. Era cosa anomala in tempi non sospetti e il nosocomio si è mosso per tempo riorganizzando spazi e forze lavoro”.

Radiologo di Cremona, la guarigione

Ora il tecnico radiologo di Cremona sta molto meglio rispetto alle ultime tragiche settimane che ha trascorso: “Sono in netta ripresa, ancora un po’ debole per le terapie; certo, l’essere in quarantena non aiuta, ma lo siamo tutti. Dopo 15 giorni di ricovero tra infettivologia e pneumatologia, sono stato dimesso e a casa dovrò restare per ancora dieci giorni, in attesa di altri esami e degli ultimi due tamponi che devono dare esito negativo”.

Infine, ha provato a dare un senso a com’è avvenuto il suo contagio: “Non ho saputo dirlo neanche alla Asl, né mi è stato facile risalire a tutti i miei contatti: in Radiologia siamo un esercito di 60-70 addetti, in più mi sposto per i reparti a fare lastre. Mi sono accorto che avevo sintomi influenzali ed era strano perché avevo fatto il vaccino. Mi hanno sottoposto a tampone perché ero stato a contatto con un paziente oncologico di pneumatologia che era morto con coronavirus. Ma non collego il mio contagio a lui; non ho mai avuto problemi respiratori né soffro di altre patologie. A un certo punto ho pensato che fosse stata la mia compagna ad ammalarsi per prima. Non so davvero, anche perché nel mio reparto comunque ero l’unico positivo in quei giorni e, dopo, l’epidemia non c’è stata perché siamo stati messi subito sotto controllo”.

(Emanuele Cremaschi/Getty Images)