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Predatore sessuale, relazione su Snapchat tra prof e alunna

ULTIMO AGGIORNAMENTO 19:16
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Un insegnante è stato scoperto a intrattenere una relazione su Snapchat con una giovanissima studentessa. Le diceva «non sono un pedofilo».

Andrew Crozier, di 27 anni, era considerato un insegnante rispettato in una scuola di Tyneside, vicino Newcastle. Oggi, però, la sua carriera è finita e la sua reputazione è stata messa in discussione. L’insegnante è stato arrestato per aver intrattenuto una relazione sessuale su Snapchat con una ragazza di 13 anni, alla quale spesso diceva di “non dire nulla o verrò arrestato, però non sono un pedofilo“.

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Le conversazioni su Snapchat scompaiono dopo poche ore, a meno che venga scelto di salvare i messaggi. Sfortunatamente per Crozier, questi messaggi sono stati letti dai genitori della giovanissima. “Per favore non salvare i messaggi o verrò fottuto se succede qualcosa“, “Per favore tieni la cosa per te o le persone penseranno che sono un pedofilo ahahah una ragazza bella come te e un ragazzo come me, penseranno di tutto“. E ancora: “Non ti voglio illudere, non sono un pedofilo, lo sai che ti adoro ma non lo dire a nessuno o verrò rinchiuso quindi shh“.

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La sentenza per il professore

In alcuni dei messaggi è stato fatto anche un suggerimento secondo cui, se la ragazza fosse stata più grande, avrebbero potuto sposarsi. Crozier però non si è fermato a complimenti e messaggi dolci, ma ha anche fatto esplicite proposte sessuali alla minorenne. La madre della vittima si è detta molto preoccupata per lo stato mentale della figlia, che si incolpa per l’arresto di Crozier ed è preoccupata per lui. L’uomo è stato condannato a dieci mesi e obbligato a registrarsi sul registro per criminali sessuali per 10 anni, inoltre il giudice ha imposto un ordine restrittivo di 5 anni per la salvaguardia della minore.

Crozier si è difeso dicendo di non sapere perché si è comportato così, doveva sposarsi con la sua fidanzata nello stesso anno e adesso teme di aver perso anche la donna, che è giustamente furiosa con lui. Per il giudice, però, l’imputato era cosciente di quello che stava facendo, vista la gravità dei messaggi scambiati con la ragazzina ed è giusto che perda la professione per la quale ha lavorato duramente.

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