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Ilva, il premier Conte a Taranto: ressa e tensione davanti allo stabilimento

ULTIMO AGGIORNAMENTO 18:33
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Il premier è arrivato allo stabilimento ex Ilva di Taranto accompagnato da alcuni dirigenti del siderurgico: “Parlerò con tutti – ha detto – ma con calma”. 

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte è arrivato poco fa allo stabilimento ex Ilva di Taranto per incontrare i dipendenti accompagnato da alcuni dirigenti del siderurgico. “Parlerò con tutti, ma con calma”, ha detto il premier davanti ai cancelli, dove ad attenderlo c’erano molti cittadini e operai. E all’ingresso si è creata una certa ressa, con tanto di botta e risposta con alcuni cittadini che hanno chiesto all’inquilino di Palazzo Chigi di chiudere l’impianto. “Dovete conoscere la situazione”, gli ha detto uno di loro. “Sono qui per questo”, ha risposto il premier.

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Così, mentre per l’ex Ilva sfumano le già rare speranze di un interessamento del gruppo indiano Jindal, Giuseppe Conte è volato a Taranto dai lavoratori. L’uscita di scena di ArcelorMittal è ormai più che un timore, di qui l’appello del ministro degli Esteri Luigi Di Maio, secondo cui “bisogna obbligare” la società indoeuropea “a restare a Taranto”. All’orizzonte si profila anche l’ipotesi nazionalizzazione, ma il ministro del Tesoro Roberto Gualtieri sottolinea che al momento “l’ipotesi sul tavolo è che Mittal adempia ai propri impegni, deve sviluppare investimenti, il piano ambientale, il piano industriale che si è impegnata a portare avanti, è questa la prospettiva del Governo”.

“Smentiamo con forza”, si legge in un tweet postato sul canale Twitter del gruppo Jindal, le indiscrezioni di stampa secondo cui “Jindal Steel & Power potrebbe rinnovare il suo interesse per l’acciaieria di Taranto”. Ricordiamo che Jindal faceva parte della vecchia cordata con Cdp e Arvedi battuta da ArcelorMittal ai tempi di Gentiloni e oggi è proprietaria delle acciaierie di Piombino. Intanto i commissari dell’Ilva in amministrazione straordinaria presenteranno un’istanza all’autorità giudiziaria pugliese per chiedere la proroga del termine del 13 dicembre fissato dal tribunale per la realizzazione degli adeguamenti di sicurezza dell’Altoforno 2 sottoposto a sequestro dopo l’incidente del giugno 2015 in cui è morto l’operaio Alessandro Morricella: lo hanno detto gli stessi commissari, Francesco Ardito, Alessandro Danovi e Antonio Lupo, in un incontro avuto ieri in Procura con il procuratore di Taranto, Carlo Maria Capristo.

EDS