Dipendente minacciata dal datore di lavoro: “Non dovevi rimanere incinta”

Dipendente minacciata al lavoroUna dipendente è stata minacciata dal datore di lavoro dopo essere rimasta incinta. I colleghi l’hanno ostracizzata per spingerla a licenziarsi.

La storia di vessazione, mobbing e minacce ai danni di una dipendente di una piccola azienda emersa dalle pagine del ‘Corriere della Sera‘ ha del raccapricciante. Tutto è cominciato quando Chiara, avuta la certezza di essere rimasta incinta, lo ha comunicato al suo datore di lavoro. L’uomo, che aveva sostituito il padre nella gestione dell’azienda, non ha preso bene la notizia ed ha cominciato ad attaccarla, accusandola di aver rispettato le tempistiche per la comunicazione. Quando la donna ha replicato di aver rispettato i tempi dettati dalla legge e di non averlo comunicato prima per paura di perdere il figlio nei primi tre mesi, questo le ha persino risposto: “Perché se lo avessi perso non me lo avresti detto?”.

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L’incubo della dipendente e l’intervento della CGIL

Dopo quella sfuriata sembrava che le cose fossero tornate normali, ma quando la donna è andata in maternità, un emissario del datore di lavoro si è presentato a casa sua con una proposta per una buonuscita: “Ti conviene accettare l’offerta. Se rientri al lavoro ti faranno morire”. La donna rifiuta l’offerta, convinta che non meritasse un simile trattamento e che non aveva fatto nulla di male.

Poco prima del suo rientro dalla maternità il datore di lavoro aveva assunto un’altra persona per le sue mansioni e quando è tornata in azienda è stata relegata a rispondere al citofono e a tritare documenti. In azienda nessuno parlava più con lei, la escludevano dalle riunioni di lavoro e persino dalla mail aziendale. Quando è stato cambiato il telecomando del cancello nessuno le ha dato quello nuovo né le ha comunicato che non sarebbe potuta entrare a lavoro. Tutti le remavano contro, i colleghi l’accusavano di presunti errori e le dicevano che avrebbe fatto meglio a licenziarsi.

Ma lei, sicura di non meritare quel trattamento, ha resistito ed anzi ha denunciato quanto le stava accadendo al sindacato. Ora la CGIL ha fatto partire una vertenza contro il suo datore di lavoro ed è pronta ad appoggiarla nella causa contro l’azienda. La sua, a quanto pare, è solo una delle tante storie di maltrattamento sul luogo di lavoro solo nei primi mesi del 2019 sono state 14 mila le vertenze contro le aziende raccolte dal sindacato.