Sciolse nell’acido un bimbo, il boss Brusca ora può uscire dal carcere e andare a casa

Giovanni BruscaGli avvocati di Giovanni Brusca, il boss dietro l’attentato di Borsellino, lo stesso che sciolse un bimbo nell’acido, chiedono i domiciliari. Il pm antimafia Cafiero de Raho ritiene che l’uomo sia cambiato, la decisione spetta però alla Cassazione.

Giovanni Brusca è stato uno dei boss mafiosi più violenti ed efferati della storia recente. A suo carico ci sono almeno 100 omicidi come mandante, tra questi spiccano l’attentato a Borsellino e l’uccisione del figlio di Santo Di Matteo. Quest’ultimo era un pentito ed era diventato un collaboratore di giustizia, motivo per cui Brusca diede ordine di sciogliere suo figlio nell’acido. Per decenni il boss è stato considerato come un serial killer senza scrupoli, una personalità malata ed estremamente pericolosa.

Ventitré anni dopo la sua condanna, avvenuta nel 1996, Brusca sostiene di essersi pentito ed avrebbe dato prova di essersi ravveduto. Dal 2002 i suoi avvocati chiedono il permesso al Tribunale di sorveglianza di fargli scontare gli anni di pena restanti ai domiciliari. Le nove richieste, però, sono state rifiutate dai giudici, i quali sostengono che nel suo caso serve qualcosa in più che un cambiamento nei comportamenti.

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Giovanni Brusca potrebbe uscire dal carcere

L’ultimo rifiuto del Tribunale di Sorveglianza si è verificato quest’anno, ma i legali di Brusca hanno fatto ricordo in Cassazione. A motivare il ricorso ci sarebbe il fatto che i giudici non hanno considerato le relazioni positive della psicologa e del pm antimafia Cafiero de Raho. Questo, infatti, ha scritto: “il contributo offerto da Brusca Giovanni nel corso degli anni è stato attentamente vagliato e ripetutamente ritenuto attendibile da diversi organi giurisdizionali, sia sotto il profilo della credibilità soggettiva del collaboratore, sia sotto il profilo della attendibilità oggettiva delle singole dichiarazioni”.

Nella relazione emerge anche che sarebbero emersi elementi che dimostrano il suo ravvedimento. Inoltre i legali fanno presente che Brusca ha chiesto più volte il perdono ai familiari delle vittime e svolto attività di volontariato per redimersi. Altri segnali che dimostrerebbero quanto è cambiato. Qualunque sia la decisione della Cassazione, Brusca ultimerà la sua condanna entro il 2021. Grazie alla collaborazione con l’antimafia nelle indagini, la pena all’ergastolo è stata commutata in 30 anni di detenzione. I 30 anni inoltre si sono ulteriormente ridotti in seguito alla buona condotta.