Domus de Janas: tombe neolitiche o abitazioni fatate?

Come farsi invitare dalle fate sarde a prendere il tè

Ormai sono praticamente scomparse rintanandosi chissà dove, tra i boschi più impervi o nelle profondità della roccia, ma le Janas un tempo camminavano tranquillamente in mezzo a noi umani. Alcuni tra quei fortunati che le hanno viste le dipingono come esseri fatati dalla straordinaria bellezza e unghie forti come l’acciaio, gentili e disponibili con quelli che vi si accostavano con cuore puro, crudeli con chi mancava loro di rispetto. Di giorno si rintanavano nelle loro case di pietra (alcuni affermano di averle viste scolpire da sole la roccia), chiamate in loro ricordo Domus de Janas, a tessere sui telai d’oro e a lavorare splendidi anelli benaugurali commissionati da uomini innamorati come dono per le loro donne. Solo di notte potevano uscire senza timori, perché la luce lunare non poteva far loro alcun male (al contrario di quella solare, che arrivava perfino a ucciderle).

Sulle tracce delle Janas

Siamo ormai in estate, tempo di organizzare viaggi e ferie. La Sardegna è lì ad attenderci, al centro del Mediterraneo occidentale, con il suo carico di natura, storia e leggende. Volete un consiglio? Per esplorare al meglio questa terra, tra le più antiche di tutta Europa, uscite dagli itinerari tipicamente turistici ed entrate in contatto con la vera essenza dell’isola. 

Fortunatamente (è vero che ci si impiega più tempo, ma sicuramente vi lascia più  libertà di scelta) esistono numerose rotte navali con il continente che vi consentono di raggiungere bene o male tutta la Sardegna. Affidandovi a siti come Direct Ferries, che raccoglie le principali offerte del settore in un unico portale, potrete prenotare non solo il passaggio in traghetto per voi, ma volendo anche per la vostra auto.

L’isola è piena di leggende e misteri irrisolti, come quelli che riguardano i suoi antichi abitanti: chi utilizzava i nuraghi? A cosa servivano? Prima ancora chi c’era in Sardegna? Erano davvero dei giganti o semplicemente i loro corpi riposavano in tombe giganti?

Domus de Janas

L’archeologia tradizionale vede nelle Domus de Janas, sparse un po’ in tutta l’isola, tracce di un passato remoto, risalente al IV millennio a.C. circa, quando non solo Roma ancora non esisteva, ma neanche la guerra di Troia era stata ancora combattuta e i palazzi minoici a Creta non erano stati costruiti. Insomma, dobbiamo andare indietro di circa duemila anni dalla costruzione del più antico nuraghe (che al momento sembra essere il sito archeologico di Duos Nuraghes a Borore, in provincia di Nuoro, il cui strato più antico risale proprio al 2000 a.C. circa).

La civiltà dell’epoca, di cui a parte le Domus de Janas non abbiamo molte altre evidenze archeologiche, seppelliva i suoi morti in tombe ipogee (scavate nella roccia) che potevano essere semplici camere a mala pena abbozzate o complesse strutture sepolcrali che potevano ospitare fino a trenta defunti. A volte erano anche presenti nicchie nelle quali deporre oggetti di corredo o offerte votive. 

Ovviamente non mancavano le decorazioni, in parte giunte fino a noi anche se molto usurate dal tempo e dalle manipolazioni umane (in molti casi queste strutture, una volta terminato il loro compito ultraterreno, vennero usate a lungo dalle genti successive anche per altri scopi). Incisioni nella roccia e pitture ocra erano usate per decorazioni geometriche o per rappresentare le divinità principali del periodo: il Dio Toro e la Grande Madre.

Domus de Janas di Anghelu Ruju

Tra le tante scelte a vostra disposizione non potete non andare a visitare la necropoli algherese di Anghelu Ruju, uno dei siti più importanti dell’intera Sardegna. Utilizzata ininterrottamente dal 4200 a.C. circa al 1800 a.C. (periodo in cui si sviluppò la cultura nuragica, che pose fine alle antiche credenze), quest’area conta quasi quaranta Domus de Janas decorate, che hanno restituito agli archeologi (che vi hanno lavorato dal 1903, anno della scoperta, in varie campagne di scavo fino al 1967) resti umani, corredi funebri e residui di cibo vicino agli ingressi delle tombe.