Emergenza Listeria, che cos’è: sintomi e precauzioni da prendere

Mentre cresce l’allarme listeria, l’Istituto Superiore di Sanità spiega in una “guida” come cautelarsi dall’infezione e quali sono i sintomi, indicando gli alimenti a rischio.

Le cronache delle ultime settimane hanno riportato l’emergenza listeria sotto i riflettori. Non tutti però hanno familiarità con questa infezione e sanno come difendersi. Per tale motivo l’Istituto Superiore di Sanità ha deciso di spiegare in una “guida” quali sono i sintomi e quali cautele adottare, indicando anche gli alimenti a rischio.

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La listeria dalla A alla Z

Va detto innanzi tutto che la listeriosi è un’infezione causata dal batterio Listeria monocytogenes, generalmente dovuta all’ingestione di cibo contaminato e, dunque, classificata fra le malattie trasmesse attraverso gli alimenti (il primo caso umano fu registrato nel 1929). Nei Paesi occidentali la malattia, seppur relativamente rara, si sta rivelando un problema di sanità pubblica sempre più importante, manifestandosi spesso con un quadro clinico severo e tassi di mortalità elevati, specie in soggetti fragili come neonati, anziani, donne incinte e adulti con un debole sistema immunitario.

Il batterio all’origine della listeriosi è molto diffuso nell’ambiente: si trova comunemente nel suolo, nell’acqua, nella vegetazione e nelle feci di molte specie animali, senza che questi mostrino sintomi apparenti, e può contaminare qualunque livello della catena di produzione e consumo alimentare, crescendo e riproducendosi a temperature variabili da 0 a 45°C. Gli alimenti tipicamente associati all’infezione da listeriosi sono pesce, carne e verdure crude, latte non pastorizzato e latticini come formaggi molli e burro, cibi trasformati e preparati/preconfezionati. Più difficilmente le infezioni si verificano attraverso il contatto diretto con animali, persone o ambienti contaminati.

Come difendersi? La migliore strategia contro la listeriosi passa per un’efficiente prevenzione, a partire dalle generali norme di igiene e attenzione previste per qualsiasi altra tossinfezione alimentare. Si raccomanda in particolare di risciacquare accuratamente gli alimenti crudi prima di mangiarli (specie d’estate), tagliarli o cuocerli (anche se verranno sbucciati), pulire dalla terra frutta e verdura con una spazzola pulita e asciugarle con un panno o un tovagliolo di carta pulito. E’ inoltre opportuno mantenere la temperatura del frigorifero entro i 4°C e quella del congelatore sotto i -17°C, sbrinandoli regolarmente per evitare l’accumulo di ghiaccio. La listeria muore con la cottura, per cui è sufficiente cuocere i cibi per pochi minuti a una temperatura superiore a 75°C per eliminare il microorganismo.

E’ bene poi consumare i prodotti precotti, o pronti per il consumo alimentare, appena possibile, e non conservare i prodotti refrigerati oltre la data di scadenza. Anche gli avanzi di cibo andrebbero consumati nel giro di 3-4 giorni al massimo. Soprattutto, è da evitare assolutamente lo scongelamento rapido sotto l’acqua calda. I già citati soggetti più a rischio dovrebbero anche evitare di mangiare panini contenenti carni o altri prodotti elaborati da gastronomia senza che questi vengano nuovamente scaldati ad alte temperature, di contaminare i cibi in preparazione con cibi crudi e/o provenienti dai banconi dei supermercati e dei negozi di alimentari, di mangiare formaggi molli se non si ha la certezza che siano prodotti con latte pastorizzato, paté di carne freschi e non inscatolati, pesce affumicato e carne cruda in generale.

Si ricorda infine che la listeriosi può assumere diverse forme cliniche: dalla gastroenterite acuta febbrile che si manifesta a poche ore dall’ingestione a quella invasiva o sistemica. Nel caso delle donne in gravidanza, l’avvisaglia più frequente è la febbre, assieme ad altri sintomi non specifici come fatica e dolori, e i rischi potenziali per il feto sono molto gravi (morte, aborto, parto prematuro o listeriosi congenita). In adulti immunocompromessi e anziani, invece, la listeriosi può causare meningiti, encefaliti, gravi setticemie (e la prognosi nei casi più gravi è spesso infausta). L’incubazione media è di circa 3 settimane, ma può estendersi fino a 70 giorni. Il trattamento consiste in una terapia antibiotica sia per gli adulti che per i bambini (con tutte le limitazioni del caso per le donne in stato di gravidanza).

EDS