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Il serial killer Stevanin chiede permessi premio per uscire da carcere

ULTIMO AGGIORNAMENTO 9:59
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Il serial killer StevaninL’avvocato di Gianfranco Stevanin, il “mostro di Terrano”, ha intenzione di chiedere dei permessi premio per il suo assistito. A suo avviso la pulsione omicida che lo ha spinto a commettere delitti in serie negli anni ’90 è svanita.

Ad inizio anni ’90, il “Mostro di Terrano” ha lasciato un ricordo indelebile nell’opinione pubblica per una serie di efferati omicidi a sfondo sessuale. Gianfranco Stevanin era affetto da parafilia, ovvero l’istinto di soddisfare le proprie pulsioni sessuali che comportano umiliazione e sofferenza fisica in soggetti non consenzienti. Tale istinto lo ha portato a torturare, stuprare ed uccidere sei prostitute, successivamente sotterrate in un casolare nei pressi di Verona.

Quando i suoi delitti sono stati scoperti, Stevanin è stato arrestato e condannato a scontare una pena a vita in carcere. La condanna non è mai stata commutata ed in questi 25 anni non gli è mai stato concesso di lasciare il carcere, ad eccezione di una visita scortata alla tomba della madre, poiché è ritenuto un soggetto pericoloso.

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Stevanin, l’avvocato chiede permessi premio per il serial killer

In questi giorni l’avvocato del serial killer, Francesco D’Andria, ha criticato la valutazione psichiatrica fatta sul suo assistito. A suo modo di vedere i 25 anni di reclusione hanno modificato radicalmente Stevanin, facendolo diventare una persona completamente diversa. A dimostrazione di queste sue parole ci sarebbe proprio la valutazione fatta dai responsabili del carcere di Bollate in cui è recluso dal 2013. Nella relazione Stevanin viene descritto come “un detenuto modello”. Nella stessa valutazione, però, viene asserito che il disturbo che lo affliggeva prima della condanna sarebbe ancora presente.

D’Andria vuole confutare proprio la seconda parte della valutazione, che ritiene dettata dal ricordo dei suoi omicidi ed in cui i responsabili si contraddirebbero nel definirlo un detenuto modello e al tempo stesso un soggetto pericoloso. Per smentire la valutazione farà effettuare una seconda perizia psichiatrica da professionisti (di parte) che confermi i cambiamenti compiuti dal suo assistito. Se la perizia dovesse risultare favorevole, l’avvocato farebbe richiesta di permessi premio al fine di permettere al suo assistito di lavorare in una comunità durante il giorno, per poi tornare in carcere. Anche dovesse superare questo scoglio, rimane un altro impedimento: la mancanza di disponibilità da parte di una comunità ad accoglierlo.