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Jonathan Bachini parla della squalifica e della cocaina: “Un errore ti marchia a vita”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 13:03
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"Un errore ti marchia a vita"L’ex calciatore Jonathan Bachini torna a parlare della squalifica per positività alla cocaina e spiega come gli errori commessi gli abbiano cambiato la vita.

Non tutti forse si ricorderanno di Jonathan Bachini, esterno di centrocampo che ha giocato alla Juventus, al Brescia ed al Parma. Eppure il suo nome è stato al centro delle cronache sportive in due differenti occasioni, la prima quando è stato inserito nella trattativa che ha portato ai bianconeri una leggenda come Buffon e la seconda per un episodio più negativo, la squalifica a vita per uso di cocaina.

Da quel giorno Bachini è stato costretto ad abbandonare i campi di calcio ed il suo nome è sparito dai radar. Oggi l’ex centrocampista si è costruito una nuova vita al di fuori dei campi di calcio come operaio ed è riuscito a ritrovare una serenità. Ciò nonostante il comportamento di alcune persone lo ha profondamente ferito e lo ha segnato a vita: “Non ho mai chiesto aiuto a nessuno, anche se quando le cose per me andavano bene io cercavo sempre di dare una mano a chi soffriva. L’indifferenza della gente del calcio mi ha ferito”.

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Jonathan Bachini, l’uso di cocaina e la squalifica a vita

La prima volta che Bachini venne trovato positivo alla cocaina era il 2004 e Jonathan giocava nel Brescia. Fu un colpo durissimo, poiché venne squalificato per 12 mesi. Rientrò in campo con la maglia del Siena nel 2005, ma a gennaio 2006 viene trovato nuovamente positivo alla cocaina e viene squalificato a vita. Oggi l’ex calciatore è conscio degli errori commessi ed in un’intervista concessa alla ‘Gazzetta.it‘ invita i giovani a non fare attenzione: “State sempre attenti, non fate nulla con leggerezza, riflettete che basta un errore per compromettere tutto. Non ne vale la pena, le conseguenze possono essere molto pesanti e ti restano dentro ben oltre l’ambito sportivo. E per quanto sia ingiusto, un errore può marchiarti per sempre. Si dimenticano le cose belle, viviamo in una società che giudica e non perdona”.