Anna Frank, chi è: la storia e il dramma della giovane uccisa dai nazisti

Lo scorso 12 giugno sarebbe stato il novantesimo compleanno di Anna Frank, la giovane autrice ebrea che fu eliminata in un campo di concentramento durante la cupa epoca del nazismo. Scopriamo la sua storia.

Annalies Marie Frank, detta Anna, nasce a Francoforte sul Meno, un piccolo paese tedesco, nel 1929. I suoi genitori, Otto Heinrich Frank e Edith Frank, erano di origine ebraica, così come lo era la sua sorella maggiore, Margot Betti Frank. La storia di Anna diventa celebre quando alcuni amici della famiglia Frank decidono di rendere pubblico il suo diario, Il Diario di Anna Frank, che diventerà poi un simbolo vivido della Shoa.

Anna Frank, l’adolescenza e la vittoria del nazismo

Successivamente alla vittoria  della NSDAP (Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori) e ai primi segnali di antisemitismo, la famiglia Frank decide di trasferirsi ad Amsterdam per allontanarsi il più possibile dall’egemonia del Führer Adolf Hitler. Sarà nei Paesi Bassi che Anna passerà la maggior parte della sua infanzia e adolescenza, in questo periodo la famiglia Frank perde ufficialmente la cittadinanza tedesca: tutti gli ebrei-tedeschi diventano apolidi. È nel corso di questi anni che Anna comincia a scrivere il suo diario, alcune sue amiche – sopravvissute ai campi – raccontano che la giovane si rintanava in solitudine con il suo quaderno e non rivelava mai a nessuno il suo contenuto. Con l’occupazione della Polonia – e il conseguente scoppio della guerra – la vita dei Frank diventa però più turbolenta, molti ebrei emigrati ad Amsterdam temono l’arrivo della potenza nazionalsocialista. Nel 1940 l’Olanda viene attaccata e occupata dalla Wehrmacht, le famiglie olandesi-ebree sanno che anche per loro i minuti sono contati. I genitori Frank decidono di rivelare alle figlie la realtà dei fatti, questione che avevano deciso di mantenere segreta fin quando non fosse stata di vitale importanza.

Anna Frank, la clandestinità e la morte a Bergen-Belsen

La situazione della famiglia Frank collassa quando nel luglio del 1942 viene chiesto a Margot, la sorella di Anna, di presentarsi alla Gestapo per venire deportata nel campo di lavoro di Birkenau. Con l’arrivo degli anni ’40 i diritti delle popolazioni semite erano sensibilmente diminuiti, toccando il disumano. Otto Frank decide che l’unica soluzione è la clandestinità: dopo essere scappati di casa, la famiglia Frank riesce a farsi ospitare da una collega di Otto, Miep Gies, che decide, insieme al marito, di sostenere il pesante onere di proteggere e nascondere una famiglia ebrea in territorio ostile. La permanenza che doveva essere di alcune settimane, tocca i due anni. Nel corso del biennio Anna testimonia ogni avvenimento, sostanziale e non, nel suo diario: è anche grazie a quel documento se adesso conosciamo importanti informazioni riguardo alla vita delle famiglie perseguite nel periodo ’30-40. Il nascondiglio però si rivela essere fallibile, un delatore ignoto rivela ad alcuni membri delle SS la posizione della famiglia Frank e di altre famiglie rifugiate nella casa della famiglia Gies. Nel 1944 la famiglia Frank fu deportata ad Auschwitz con il suo ultimo treno: Edith Frank, che aveva già mostrato forme di depressione ed inedia, morì nel campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau nel 1945, Margot e Anna passarono un mese nello stesso campo di concentramento della madre, poi vennero spedite a Bergen-Belsen, dove morirono di tifo esantematico a pochi giorni di distacco l’una dall’altra. Una giovane infermiera olandese, Janny Brandes-Brilleslijper, che nel lager aveva stretto amicizia con le due ragazze e assistito alla morte di Anna, seppellì personalmente i cadaveri in una delle fosse comuni del campo e, subito dopo la liberazione, scrisse a Otto Frank comunicandogli la tragica notizia. Otto Frank fu l’unico a sopravvivere nei campi di concentramento. Rimase sempre ad Auschwitz e venne liberato nel 1945 dall’esercito sovietico. Una volta tornato ad Amsterdam, i suoi amici – e salvatori – Miep e Jan Gies gli consegnarono il diario di Anna. Otto stesso revisionò il manoscritto e decise di farlo pubblicare nel 1947, in memoria della piccola Anna, con il titolo Il Diario di Anna Frank. Fu così che nacque una delle testimonianze più importanti dello scorso secolo.