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Il test del Dna ha confermato che il figlio partorito dall’infermiera-prof. cinque mesi fa è dell’alunno 14enne. 

C’è un primo punto fermo nel tanto discusso caso dell’infermiera 35enne di Prato accusata di aver abusato sessualmente di un alunno 14enne. Le analisi del dna, secondo quanto si apprende da fonti vicine all’inchiesta, hanno confermato che la paternità di suo figlio, nato nell’autunno 2018, va attribuita al ragazzino che con la donna avrebbe avuto una relazione. La donna aveva dato il consenso al prelievo per il figlio lo scorso venerdì. I risultati del test assumono un’importanza fondamentale nelle indagini coordinate dai pm Lorenzo Gestri e Lorenzo Boscagli per far luce sui rapporti tra la donna e il minore che cominciò a frequentarla nella primavera del 2017, inizialmente per prendere ripetizioni di inglese.

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La 35enne in Procura con il marito

La donna aveva conosciuto la madre del ragazzo nella primavera del 2017 in palestra e si era offerta di fargli ripetizioni di inglese: all’epoca l’alunno aveva 13 anni e frequentava le scuole medie. Sono proprio questi i particolari che aggraverebbero la posizione della donna: i rapporti sessuali con minori di 14 anni, anche se consenzienti, sono infatti puniti dal codice penale come violenza sessuale. A denunciarla erano stati i genitori del 14enne, dopo i racconti dei loro incontri, che avvenivano a casa della donna.

La 35enne si è presentata in Procura accompagnata dal marito (che ha peraltro riconosciuto il piccolo, che ora ha 5 mesi, come proprio) e dai suoi legali, passando da un’entrata secondaria per rilasciare dichiarazioni spontanee sulla vicenda, ed è stata sentita per circa due ore e mezzo. L’interrogatorio è stato secretato, ma forse se ne saprà qualcosa di più già nelle prossime ore.

EDS