Vasco Rossi vittima della truffa dei diamanti: “Persi 2,5 milioni” – VIDEO

(Websource / archivio)

Oltre al celebre cantautore tra i raggirati ci sarebbe anche Federica Panicucci. “Sequestrati 700 milioni”. Cinque le banche sotto indagine.

C’è cascato anche lui. Vasco Rossi è tra le vittime (alcune delle quali molto in vista) di una mega truffa sui diamanti. Il famosissimo cantautore avrebbe investito una somma molto importante – si parla di qualcosa come 2,5 milioni di euro – nell’illusoria speranza di riporre in una solida “cassaforte” i suoi denari. Invece, secondo quanto emerso dall’inchiesta della Procura di Milano che ha portato oggi la Guardia di Finanza a eseguire un sequestro preventivo di oltre 700 milioni di euro, anche a carico di 5 banche, era tutto un raggiro.

Nell’elenco dei clienti truffati, come accennato, figurerebbero diversi nomi di spicco: l’industriale Diana Bracco, la conduttrice televisiva Federica Panicucci e l’ex showgirl Simona Tagli (queste ultime avrebbero perso rispettivamente 54mila e 29mila euro). Per il momento gli investigatori hanno ricostruito le posizioni un centinaio di persone raggirate, ma la vicenda vedrebbe coinvolti tanti altri soggetti.

Al direttore generale di Banco Bpm, Maurizio Faroni, vengono contestate le accuse di concorso in truffa, autoriciclaggio e ostacolo all’esercizio delle funzioni di vigilanza. Assieme a lui sono indagati vari altri dirigenti di Banco Bpm e alcuni manager delle società Intermarket Diamond Business spa (IDB) e Diamond Private Investment spa (DPI), che rifilavano i “preziosi” agli ignari investitori.

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Il meccanismo del raggiro e i sospetti sulle banche

Il meccanismo era abbastanza elementare: i venditori gonfiavano il valore dei diamanti, anche attraverso false quotazioni sui giornali, per convincere i clienti a scegliere quella forma di investimento. E le banche indagate sarebbero state consapevoli del “trucchetto”. Nel dettaglio, il sequestro per l’ipotesi di truffa è di 149 milioni nei confronti di IDB, 165 milioni per DPI, 83,8 milioni per Banco Bpm e Banca Aletti, 32 milioni per Unicredit, 11 milioni per Intesa Sanpaolo e 35,5 milioni per Mps. Per l’ipotesi di autoriciclaggio, invece, gli importi sequestrati ammontano a 179 milioni per IDB e 88 milioni per DPI.

Oltre a Banco Bpm, le altre banche finite nel mirino degli inquirenti sono Unicredit, Intesa Sanpaolo, Mps e Banca Aletti. Il decreto di sequestro preventivo, a carico di 7 persone e 7 enti indagati, è stato eseguito nell’ambito di un’inchiesta aperta da tempo, su fatti risalenti al periodo 2012-2016. Le principali ipotesi di reato sono quelle di truffa aggravata e autoriciclaggio. Ma nell’ambito dell’inchiesta, con una settantina di indagati in tutto, viene contestato anche il reato di corruzione tra privati. Secondo gli inquirenti, gli istituti di credito avrebbero avuto un ruolo fondamentale di intermediazione tra le società e i clienti. Spetterà ora alla magistratura individuare le effettive responsabilità e punire i colpevoli.

EDS