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Ripercorriamo le vicende di uno dei crimini più atroci della storia d’Italia: la strage di Erba, per la quale i coniugi Olindo Romano e Rosa Bazzi sono stati condannati all’ergastolo.

La strage di Erba, a volte nota anche come ‘la storia di Rosa e Olindo’, è stato uno dei crimini più feroci degli ultimi 20 anni di storia italiana. Un omicidio multiplo commesso per l’appunto ad Erba, un comune di poco più di 16mila abitanti in provincia di como, l’11 dicembre del 2006. Quattro persone furono uccise in una corte ristrutturata nel centro cittadino, mentre una rimase gravemente ferita. I responsabili, secondo la giustizia, sono i coniugi Olindo Romano, all’epoca netturbino, e Angela Rosa Bazzi. Ripercorriamo le tappe significative di quella terribile vicenda.

Strage di Erba, chi furono le 4 vittime e il sopravvissuto di quella notte

Alle 20.20 dell’11 dicembre 2006, un incendio divampa in un appartamento di una vecchia corte ristrutturata in via Diaz, a Erba. Due vicini entrano nella palazzina e, sul pianerottolo dell’appartamento, trovano Mario Frigerio. E’ gravemente ferito e viene trascinato fuori. Dalla porta socchiusa si scorge subito il cadavere di Raffaella Castagna, tra l’altro in fiamme. Frigerio indica ai soccorritori (non può parlare per le ferite al collo) che un’altra persona si trova di sopra. Dal piano superiore, i soccorritori sentono le richieste di aiuto di una donna. Non possono raggiungerla per via dell’incendio. E’ Valeria Cherubini, moglie di Mario Frigerio e vicina di casa dei Castagna. Era stata aggredita sulle scale, esattamente come il marito. Morirà soffocata dal monossido di carbonio. Quando arrivano i pompieri e domano l’incendio, in casa Castagna vengono ritrovati i corpi senza vita di Paola Galli, madre di Raffaella Castagna, e del figlio di quest’ultima, Youssef Marzouk, 2 anni appena.

Strage di Erba, la ricostruzione degli omicidi commessi da Olindo Romano e Rosa Bazzi

Dopo aver piazzato cimici in casa e nella loro automobile, il 9 gennaio del 2007 vengono arrestati i coniugi Olindo Romano e Angela Rosa Bazzi, meglio nota come Rosa. Il loro atteggiamento di indifferenza, la loro ricerca di alibi, le loro conversazioni e il fatto che entrambi presentassero alcune ferite insospettirono gli investigatori fin dai primi giorni successivi alla strage. La ricostruzione dei fatti di quella notte ad Erba è da brividi. Raffaella Castagna, 30 anni, venne aggredita e colpita ripetutamente con una spranga. Morì per una frattura cranica, ma venne anche accoltellata 12 volte e poi sgozzata. Nello stesso appartamento venne uccisa anche Paola Galli, 60 anni, mamma di Raffaella. Fu accoltellata e colpita a morte con una spranga. Non fu risparmiato nemmeno Youssef Marzouk, figlio di Raffaella Castagna e di suo marito Azouz Marzouk (che in quel momento si trovava in Tunisia): al piccolo di due anni venne recisa l’arteria carotide con un colpo secco. Rosa e Olindo diedero fuoco all’appartamento e il fumo attirò i vicini Valeria Cherubini e Mario Frigerio, che furono aggrediti a coltellate. Nessuno morì per questo. La donna fu uccisa dal monossido di carbonio, mentre il marito si salvò (gli assassini lo credettero morto) grazie a una malformazione congenita alla carotide che ne rallentò molto il dissanguamento.

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Strage di Erba, i tre gradi di giudizio e la sentenza definitiva: ergastolo per i coniugi

Olindo Romano e Rosa Bazzi sono stati rinviati a giudizio il 12 ottobre del 2017. La prima udienza si terrà il 29 gennaio 2008, quando una folla oceanica, tra gente comune e mass media, si riverserà davanti al tribunale di Como. Nel novembre dello stesso anno si terrà la requisitoria del pubblico ministero Massimo Astori, che definì la strage di Erba come uno dei crimini più atroci della storia d’Italia chiedendo per i coniugi il massimo della pena. Il 26 novembre 2008, la Corte d’Assise di Como pronunciò la sentenza di primo grado: ergastolo con isolamento diurno per tre anni per Olindo Romano e Rosa Bazzi. Il 20 aprile 2010, la Corte d’Assise d’Appello di Milano ha confermato l’ergastolo con la misura afflittiva supplementare dell’isolamento diurno per tre anni, ovvero il massimo consentito dalla legge italiana. Poco più di un anno dopo, il 3 maggio 2011, anche la Cassazione ha confermato la sentenza.

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