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giulio regeni
Qual è la verità su Giulio Regeni? (websource/archivio)

La vicenda di Giulio Regeni continua ad essere controversa ed oscura, anche per la scarsa collaborazione dell’Egitto. Cosa sappiamo sul ricercatore ucciso.

Sono trascorsi tre anni dalla controversa vicenda di Giulio Regeni, il ricercatore italiano barbaramente ucciso in Egitto. Il suo omicidio – perché di questo si tratta – avvenne tra gennaio e febbraio del 2016 ma a tutt’oggi non ci sono dei colpevoli. E non sono mancati momenti di tensione tra l’Italia e l’Egitto, paese in cui il nostro connazionale perse la vita per via delle orribile percosse subite. Cosa si sa di questo fatto di cronaca nera che ha assunto i crismi di un giallo? Giulio Regeni mandò un sms alle 19:41 del 25 gennaio 2016. Era rivolto alla sua fidanzata che si trovava in Ucraina, le scrisse di stare per uscire. Ma da lì in poi non se ne è saputo più niente. La sua sparizione venne denunciata da Noura Wahby, una amica di Regeni conosciuta a Cambridge due anni prima. La giovane rivolse un appello su Facebook qualche ora dopo l’incontro che Regeni avrebbe dovuto avere con alcuni individui in piazza Tahrir per celebrare il compleanno di un amico. Il 3 febbraio venne rinvenuto il corpo del ricercatore triestino. Era senza vestiti e ricoperto di lividi, oltre che mutilato. Si trovava in un fossato sulla strada desertica tra Il Cairo ed Alessandria.

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Giulio Regeni, orribili segni sul suo corpo

Erano ben evidenti dei segni di tortura. Oltre ai segni di pugni al volto, c’erano coltellate, abrasioni, tagli, scottature ed oltre 25 fratture ossee in ogni parte del corpo. Spiccano anche quelle che sembrano essere delle lette marchiate a fuoco. In seguito all’autopsia era poi emersa una forte emorragia cerebrale, ma la causa della morte di Giulio Regeni sarebbe la frattura di una vertebra cervicale in seguito ad un colpo fortissimo. Le autorità egiziane dichiararono subito che il nostro connazionale era rimasto vittima di un incidente stradale. Una tesi assurda, ad una analisi anche superficiale delle orribili ferite subite. Alla fine non si era potuta negare la verità, ovvero che Giulio fosse stato ucciso. Per gli inquirenti egiziani la causa era da ricercare nel privato della vittima. I più ritengono che c’entrino i servizi segreti o di controspionaggio dello stato africano. In tutto ciò, il lavoro degli inquirenti italiani ha spesso trovato degli ostacoli, come interrogatori limitati a pochi minuti, riprese video importanti improvvisamente cancellati e diniego all’accesso ai tabulati telefonici del quartiere dove Regeni viveva.

Su Giulio Regenti l’Egitto sembra nascondere qualcosa

Inoltre nel suo appartamento era stato trovato il suo pc portatile, e risulta che nei giorni immediatamente prima di morire fosse stato molto utilizzato. Questo indica che Giulio è rimasto per molto tempo in casa. A settembre del 2016 c’è stata una parziale apertura da parte dell’Egitto, con la consegna di alcuni tabulati telefonici e l’ammissione che la polizia avrebbe fermato Giulio per indagini prima della sua scomparsa, senza però rivelare problematiche particolari. Esattamente un anno dopo il legale egiziano della famiglia Regeni è stato arrestato, con l’accusa di sovversione. Sempre precedentemente, il 24 marzo 2016 c’era stato un conflitto a fuoco con alcuni individui indicati come “specialisti di rapimenti e sequestri”. Vennero ritrovati effetti personali di Regeni, tra i quali passaporto, tesserini, documenti e la carta di credito. Ma anche dell’hashish, cosa che ha portato le autorità egiziane a parlare di assassinio avvenuto per motivi di droga.

La famiglia deve conoscere la verità

Ma l’autopsia ne ha escluso qualsiasi utilizzo. Ma qualcosa non quadra fin da subito: i malviventi erano stati colpiti a bruciapelo infatti, cosa che cozzerebbe con la tesi del conflitto a fuoco del quale le forze dell’ordine avevano parlato. La famiglia Regeni ha quindi contestato il fatto. Si sospetta già da tempo che i veri responsabili della morte di Giulio siano i servizi di sicurezza governativi egiziani. Ed è poi venuto alla luce il fatto che l’italiano fosse stato pedinato e seguito poco prima di essere ucciso. La verità però continua a restare ignota, e probabilmente sarà per sempre così, nonostante diversi paesi abbiano manifestato vicinanza all’Italia e sollecitato l’Egitto a fornire le doverose risposte al nostro Paese e soprattutto alla famiglia di Giulio Regeni.