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Napoli, bimbo ucciso: ecco perché il patrigno lo ha massacrato di botte

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Bimbo ucciso a Napoli: Tony Essobdi ha confessato il suo crimine ed ha spiegato le motivazioni del suo folle gesto, ecco perché ha massacrato di botte Giuseppe e Noemi.

Il delitto di Cardito, Napoli, è il caso di cronaca nera che ha suscitato maggiore scalpore nelle ultime ore. Il piccolo Giuseppe, 7 anni, è stato malmenato dal patrigno in casa e nemmeno il repentino arrivo dei soccorsi è servito per salvargli la vita. Poco c’è mancato che in quella domenica di follia non morisse anche Noemi, sorella di Giuseppe di appena 8 anni: la piccola è fuori pericolo, ma ha il volto tumefatto e un trauma psicologico che difficilmente verrà superato.

Sin dai primi istanti è emerso che a compiere il folle gesto era stato il compagno della madre, il 25enne di origine tunisina (nato in Italia) Tony Essobdi. Ad accusarlo è stata la piccola Noemi che agli agenti ha spiegato come quella di domenica era solo l’ultima di tante esplosioni di rabbia dell’uomo nei loro confronti. Lo ha confermato la mamma Valentina, che ha parlato del suo compagno come se fosse indemoniato ed impossibile da fermare. Alla fine lo ha confessato anche Tony, dopo aver compreso che mentire era inutile.

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Bimbo ucciso a Napoli: “Mi ha fatto infuriare, gli volevo bene”

Nel corso dell’interrogatorio il Magistrato ha fatto capire a Tony che la storia della caduta dalle scale non avrebbe retto e che una volta effettuata l’autopsia sarebbe stato chiaro che la causa della morte di Giuseppe erano state le sue percosse. L’uomo a quel punto ha compreso che avrebbe dovuto dire la verità ed ha ammesso di aver preso a calci, pugni e colpi di scopa il povero bambino e la sorella. Se l’azione compiuta è sufficiente a mettere i brividi, la motivazione addotta per un simile atto di violenza fa raggelare il sangue nelle vene: l’uomo ha spiegato che la sua reazione è stata causata dalla rottura della spalliera in legno del letto della nuova cameretta.

I bambini giocando in maniera vivace avevano rotto questo pezzo di legno e lui, che per comprarla aveva fatto dei sacrifici economici, non ci ha visto più dalla rabbia. Tony si è fermato solamente quando ha visto che Giuseppe non si muoveva più, ma anche in questo caso ha preso la decisione errata: invece di chiamare immediatamente i soccorsi, ha raccontato cos’era successo alla sorella, perdendo minuti preziosi per la vita del piccolo. Nel raccontare l’accaduto, l’uomo dice di essere dispiaciuto perché: “Io a Giuseppe volevo bene”, ma ormai per il dispiacere è troppo tardi.