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(Websource / archivio)

Il giovane che ha tentato di sterminare la sua famiglia perché “impura” è affetto da una malattia mentale e non sconterà la sua pena in carcere: così hanno deciso i giudici.

Nell’estate del 2017 era finito su tutti i giornali e lasciato incredulo un intero paese per aver avvelenato con il tallio ben nove membri della sua famiglia, uccidendone tre. Oggi però i giudici lo hanno assolto decretandone l’infermità mentale. Mattia Del Zotto, 28enne di Nova Milanese (Monza), è stato ritenuto totalmente incapace di intendere e di volere al momento dei fatti. Per tale motivo il tribunale di Monza ne ha ordinato la reclusione in una struttura psichiatrica per dieci anni.

La perizia psichiatrica a carico del giovane era stata disposta la scorsa estate, e l’esito non ha evidentemente lasciato alcun dubbio. Secondo i periti incaricati dal giudice, Del Zotto era “affetto da un disturbo delirante, totalmente incapace di intendere e volere al momento dei fatti perché affetto da vizio totale di mente”. Nell’estate dello scorso anno acquistò del solfato di tallio su Internet e cominciò ad avvelenare alcuni suoi familiari, perseverando nel suo tentativo per settimane. I tre casi di morte da avvelenamento, tutti all’interno della stessa famiglia, avevano sconvolto prima la Brianza e poi, quando le indagini hanno consentito di risalire al responsabile, l’Italia intera. “Dovevo punirli, erano impuri” fu l’ammissione dello stesso ragazzo. Un movente che lasciò tutti sbigottiti.

Al momento Mattia Del Zotto si trova ancora detenuto in carcere, in attesa di essere trasferito nella clinica psichiatrica. Per il 28enne il pm aveva chiesto l’ergastolo: a detta dell’accusa, infatti, egli sarebbe stato solo parzialmente incapace di intendere e di volere. La sentenza ha invece stabilito diversamente. I familiari del giovane, scampati ai suoi tentativi di avvelenamento, hanno già fatto sapere tramite i propri legali di essere soddisfatti della sentenza: “Sanno che è la decisione migliore, il ragazzo ha bisogno di essere curato”.

(Websource / archivio)

EDS

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