Bergamo, la verità sul prof. assassinato nei filmati a luci rosse

(Websource / archivio)

C’è una nuova pista per l’Omicidio Errico. Gli inquirenti hanno puntato l’attenzione su alcuni filmati a luci rosse girati nella cascina.

A distanza di più venti giorni dalla tragedia, l’omicidio di Cosimo Errico, il docente di chimica dell’istituto Natta ucciso il 3 ottobre alla Cascina dei Fiori situata tra Entratico e Borgo di Terzo di cui era proprietario, è ancora un mistero. Il cadavere dell’uomo era stato ritrovato dal figlio Simone poco dopo la mezzanotte del 4 ottobre scorso. Il ragazzo era andato a cercarlo, visto che non aveva fatto ritorno nella sua abitazione in via Bancalegno, nel centro di Bergamo. Una volta arrivato, Simone aveva trovato il corpo di Errico privo di vita semicarbonizzato. Le indagini hanno poi appurato che il 58enne era stato ucciso con diverse coltellate, ma l’arma del delitto non è stata ancora trovata.

Negli ultimi giorni, tuttavia, gli inquirenti avrebbero fatto qualche passo avanti. In particolare, la Procura starebbe seguendo una nuova pista legata al ritrovamento nella cascina di sei telecamere, alcune scatole di Viagra e Cialis e molte cassette contenenti filmati a luci rosse girati proprio in una stanza della struttura e con protagonisti Errico e altre persone, tutte adulte (la precisazione è necessaria in quanto la struttura era spesso frequentata da giovani che la affittavano per feste ed eventi).

I sospetti degli inquirenti sul killer di Errico

Dalla Procura per ora nessuno commento. Il sostituto procuratore Carmen Santoro, che sta guidando le indagini, preferisce non pronunciarsi finché il quadro della situazione non sarà più chiaro e definito. Secondo fonti ufficiose, tuttavia, gli inquirenti starebbero cercando di rintracciare tutte le persone che appaiono nelle immagini, e alcune di loro sarebbero già state sentite e risultate estranee ai fatti. Quanto alle altre, invece, ancora non se ne conoscono le generalità. Tutto lascia pensare, comunque, che chi lo ucciso Errico lo conoscesse personalmente. L’assassino ha colpito la vittima di spalle prima di ferirlo poi, letalmente, alla gola. Dopo di che ha tentato di cancellare le tracce del delitto dando fuoco al corpo del 58enne con della Diavolina liquida e, prima di fuggire, ha abbassato il contatore dell’elettricità.

In un primo momento gli inquirenti avevano seguito una pista diversa, quella dei lavoratori in nero. L’uomo, infatti, per i “lavoretti” alla cascina si faceva spesso aiutare da ragazzi – per lo più stranieri – che pagava in nero, tanto che in passato era anche stato oggetto di alcune segnalazioni per omessi contributi. Per tale motivo i sospetti si sono subito concentrati su due indiani residenti a Casazza, un marocchino e un richiedente asilo ospite del centro di accoglienza di Vigano San Martino, ai quali sono state sequestrate scarpe e biciclette per verificare l’eventuale presenza di tracce di sangue. Almeno per il momento, però, non sono state trovate prove a suo carico.

EDS

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