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Si è concluso il processo d’Appello per l’assassinio del giovane Luca Varani per mano di Manuel Foffo e Marco Prato, che lo seviziarono.

Marco Prato è morto suicida in carcere, mentre l’altro imputato, Manuel Foffo, oggi è stato nuovamente condannato a 30 anni di reclusione. Nelle scorse settimane, l’assassino era stato dichiarato completamente capace di intendere e di volere al momento del massacro del povero Luca Varani. A lungo i due assassini si erano scambiati accuse reciproche.

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La perizia contro Manuel Foffo e l’accusa di premeditazione

Secondo i periti, infatti, Manuel Foffo, già condannato a 30 anni di carcere in primo grado, risulta “affetto da un disturbo di personalità di gravità moderata” ma era comunque capace di intendere e di volere nel momento in cui insieme a Marco Prato commise il massacro di Varani. L’imputato, scrivevano i periti, ha “una storia di riferito abuso di cocaina e alcol e una possibile parasonnia, ma l’esame clinico non ha evidenziato aspetti riconducibili a un deterioramento o a una compromissione delle funzioni cognitive”.

Sulla base di ciò, dunque, arriva dunque la sentenza d’Appello, anche se l’aggravante della premeditazione non è stata riconosciuta, contrariamente a quanto chiedeva il procuratore generale, che nella scorsa udienza aveva avanzato appunto tale richiesta. Secondo l’accusa, infatti, altri due giovani sarebbero stati adescati dagli assassini nei giorni precedenti il delitto, ma andarono via prima di perdere il controllo della situazione. Quello di Luca Varani è considera uno dei delitti più efferati che la storia recente di Roma ricordi.