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Privacy e sicurezza online: cosa accade ai nostri dati personali
(Web)

Le recenti polemiche dovute al caso Cambridge Analityca e Facebook hanno attirato l’attenzione sulla questione privacy e sicurezza online, ecco cosa accade ai nostri dati personali.

I recenti sviluppi di cronaca hanno lanciato un’allerta sul trattamento dei nostri dati sensibili online. In seguito allo scandalo Cambridge Analytica infatti, l’Unione Europea ha aggiornato le regole generali del trattamento dei dati privati online (GDPR) da parte di social network e siti, costringendo questi a mostrare agli utenti i partner commerciali con i quali condividono i nostri dati e permettendo agli utilizzatori se e con chi permettere di condividere i nostri dati personali e le nostre preferenze di navigazione. Questa tutela ulteriore proteggerà i nostri dati da utilizzi impropri? Così sembrerebbe o quantomeno permetterà ai singoli di conoscere le destinazioni delle proprie informazioni sul web.

Privacy e sicurezza online, ecco cosa accade ai nostri dati personali

Nonostante tutte le cautele del caso se utilizzate social network come Facebook e Twitter i vostri dati sono probabilmente in possesso di numerose compagnie che in base alle vostre scelte condivideranno sulla vostra pagina delle pubblicità ad hoc. Quello che è più preoccupante, però, sono le applicazioni sul telefono: queste attivano automaticamente il gps del vostro smartphone monitorando la posizione in cui vi trovate. Ancora più dettagliate le informazioni in possesso di app per incontri come ‘Ok Cupid‘, informazioni richieste per offrire e garantire il miglior funzionamento possibile dell’app.

La stessa analisi viene fatta anche sui messaggi che vengono scambiati con altri utenti all’interno delle app: su Facebook ad esempio permangono post, video, e sopratutto le conversazioni effettuate nel corso degli anni anche se decidete di cancellare il profilo. Nella maggior parte dei casi gli utenti sono consapevoli di condividere con il web tali informazioni e ciò nonostante non si preoccupano, ma è lecito chiedersi quanto siamo disposti a concedere della nostra privacy per stare al passo con i tempi.