Pizza Hut arriva in Italia: pizza bocciata – VIDEO

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Spot di Pizza Hut

Sicuramente, prima o poi, viaggiando all’estero vi sarete imbattuti in Pizza Hut la nota catena di pizza presente in oltre 100 Paesi. In Italia Pizza Hut – ed è facile capirne il motivo – non è mai sbarcata. Nel regno della pizza, lì dove la pizza è nata, nella culla della margherita e della capricciosa, presentarsi con pizze decisamente troppe alte e con condimenti quanto meno azzardati (tra le tante citiamo quella con pancetta, peperoni, cipolla rossa, funghi e formaggio) non sarebbe certo un’operazione di marketing vincente. Da noi la pizza ha una lunga tradizione artigianale e non potremmo concepirla ed apprezzarla come alimento da fast food.

Pressoché per le medesime ragioni nel nostro Bel Paese non è mai arrivata nemmeno la notissima catena di caffetteria Starbucks (quasi 20 mila esercizi presenti in 58 Paesi). Anche qui la ragione è da ricercarsi nella nostra cultura culinaria e nel nostro rito per il caffè. L’AD di Starbucks Howard Schultz ritiene che una caffetteria come Starbucks, che si è ispirata proprio al caffè italiano, non potrebbe avere successo in Italia in quanto “agli italiani non piacciono le tazze di plastica, poiché essi non considerano neanche la possibilità di prendere il caffè fuori dal bar, bevendoselo mentre camminano o guidano”. Un’affermazione forse eccessiva (non è mica tanto male bersi una bevanda calda mentre si cammina al freddo), ma senz’altro prendere due nostri must, caffè e pizza, e trasformali privandoli della loro ritualità e artigianalità, ecco sì, questo potrebbe disturbare.

Pizza Hut ha voluto comunque tentare la carta Italia e lo ha fatto per uno spot. Ha portato i suoi nuovi menù a Sorrento per farli assaggiare ad un gruppo di vispi anziani.I quali con un inglese preparato ad hoc hanno bocciato il menù. E con molta autoironia Pizza Hut a fine spot ha ammesso: “I partecipanti erano pagati  ma non gli è piaciuta lo stesso”.

 

 

 

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Giornalista, laureata in Scienze della Comunicazione, web content editor e social media manager. Ho da sempre un'innata curiosità per tutto quello che mi circonda: da bambina mi immaginavo detective e indagavo su tutto per scoprire la verità, immaginandomi protagonista di casi polizieschi e di inchieste giornalistiche (e solitamente era peluche orso il colpevole!). Ho fondato il giornalino scolastico quando avevo 9 anni e da allora non ho mai smesso di scrivere. Ho sempre lo zaino in spalla: adoro viaggiare, scoprire nuove culture, nuovi posti e poterli raccontare. Qualsiasi posto infatti racconta una storia che io voglio conoscere. Quando non scrivo al pc o non sono in viaggio, mi trovate sul palco ad improvvisare oppure a fare trekking con il mio cane o nei reparti di pediatria come clowndottore.