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Museo di Castelvecchio di Verona: maxi furto di opere d’arte

sabato, 21 novembre 2015

Museo Civico di Castelvecchio a Verona (Foto di Ugo franchini. Licenza CC BY-SA 3.0 tramite Wikimedia Commons)

Museo Civico di Castelvecchio a Verona (Foto di Ugo franchini. Licenza CC BY-SA 3.0 tramite Wikimedia Commons)

Mentre gli occhi e l’attenzione dell’opinione pubblica e delle forze dell’ordine erano tutti concentrati sull’allarme terrorismo e sui falsi allarmi da psicosi innescati dagli attentati di Parigi, una banda di tre malviventi riusciva a mettere a segno un incredibile maxi furto al Museo Civico di Castelvecchio a Verona. Uno dei più importanti musei della città scaligera, all’interno del quale sono conservate opere d’arte di grandissimo valore.

Giovedì sera, poco prima dell’orario di chiusura, intorno alle 20, i tre malviventi a volto coperto e con le armi in pugno hanno fatto irruzione nel Museo Civico di Castelvecchio, riuscendo a immobilizzare una cassiera e una guardia giurata, sotto la minaccia delle pistole. Nel frattempo, il museo veniva depredato dei suoi capolavori.

I banditi sono riusciti a portare via ben 17 tele, tra cui quadri del Bellini, di Mantegna, Rubens, Tintoretto e Pisanello. Una vera e propria razzia di capolavori compiuta in modo indisturbato, senza che nessuno nei paraggi delle mura di Castelvecchio si accorgesse di niente. Quasi un furto alla “Lupin“.

Le videocamere di sorveglianza della zona hanno ripreso i malviventi e ora polizia e carabinieri stanno cercando di risalire alla loro identità.

Un episodio gravissimo e un furto di enorme valore, compiuto evidentemente su commissione. Le opere trafugate sono troppo preziose per essere vendute al mercato nero dell’arte, quindi è probabile che il furto si avvenuto su commissione specifica di qualche facoltoso e privi di scrupoli collezionista d’arte.

Per ora quello che è sicuro è che i tre rapinatori sono dei professionisti che hanno agito con grande abilità: hanno aspettato che mancasse poco alla chiusura, quando nel museo non c’erano più visitatori e il sistema d’allarme sui quadri non era stato ancora attivato. I tre malviventi, a volto coperto e vestiti di nero, sono entrati da una porta laterale priva di allarme e una volta dentro al museo sono riusciti a immobilizzare la guardia giurata e a disarmarla, quindi hanno raggiunto la cassiera che era all’ingresso, l’hanno minacciata con le armi, legata e imbavagliata. Uno dei banditi è rimasto con lei, tenendole la pistola puntata contro, mentre gli altri due hanno costretto la guardia giurata a farsi accompagnare nelle sale dove erano esposte le opere che volevano sottrarre. Qui hanno prelevato le tele, le hanno caricate sull’auto della vigilanza e a bordo di questa sono scappati.

Il colpo è durato più di un’ora. Il tempo necessario a immobilizzare l’esiguo personale di vigilanza, prendere i quadri dalle varie sale e caricarli nell’auto, ma comunque piuttosto lungo. I banditi hanno avuto tutto il tempo per fuggire e quando è stato dato l’allarme era già tardi. La stessa direttrice del Museo Civico di Castelvecchio, Paola Marini, è stata avvertita con ritardo. La storica dell’arte, infatti, era a cena fuori in un ristorante del centro, dove era stata invitata per ricevere un premio, e aveva spento il cellulare o comunque non era raggiungibile.

Tra le opere d’arte trafugate ci sono: “La Madonna della quaglia” del Pisanello, un “San Girolamo penitente” di Jacopo Bellini, la “Sacra famiglia con una Santa” di Mantegna, sei opere di Jacopo Tintoretto, una del figlio di questi, Domenico Tintoretto, un Rubens, “Dama delle licnidi“, due ritratti firmati da Giovanni Francesco Caroto e altre opere di autori meno noti al grande pubblico, come Hans de Jode e Giovanni Benini. I malviventi hanno anche danneggiato con una scheggiatura una tavola di Giulio Licinio, “Conversione di Saulo“, che si trovava vicino alle opere del Tintoretto; per fortuna si potrà restaurare.

Nel complesso, il valore delle opere d’arte rubate ammonta a 15 milioni di euro.

Il Ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini ha promesso un rafforzamento dei sistemi di allarme in tutti i musei italiani. Intanto, il critico d’arte Vittorio Sgarbi è furioso: è “una strage di civiltà“, ha detto, arrivando persino ad ipotizzare un coinvolgimento dell’Isis.

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