Pakleni: L’Arcipelago Incantato che Custodisce il Paradiso Nascosto della Croazia

Tra pini che profumano di resina e acqua che sembra vetro, le isole Pakleni appaiono come una promessa non detta: un filo di terra e luce davanti a Hvar, dove il Mediterraneo è ancora sussurro, non cartolina.

C’è chi le chiama “inferno”, ma è un malinteso che fa sorridere. Il nome Pakleni viene da “paklina”, la resina dei pini usata per proteggere gli scafi. È l’inizio giusto per capire questo arcipelago croato: concreto, antico, sorprendente. Si stende di fronte a Hvar, a poche bracciate di barca, e conta secondo molte guide 16 isolotti. Altre ne indicano più di 20, includendo scogli e secche: il numero esatto dipende da come si fa l’elenco, e non esiste un dato unico ufficiale.

Qui il mare cristallino mette in mostra praterie di posidonia. Le calette hanno ciottoli chiari. La macchia profuma di rosmarino, lentisco, elicriso. Si cammina su sentieri stretti con il vento che cambia registro: la bora pulisce il cielo; il jugo rende l’acqua più scura e viva. Sono dettagli che non restano su una guida. Ti restano addosso.

Luoghi da non perdere nelle Pakleni

L’isola maggiore è Sveti Klement. La baia di Palmižana accoglie diportisti in una marina con circa duecento ormeggi stagionali. Qui la vegetazione fitta crea ombra vera, i moli sono vivi di giugno, ma basta seguire i viottoli interni per ritrovare silenzio in pochi minuti.

Jerolim è famosa da decenni per il naturismo. Si raggiunge in dieci minuti di taxi-boat da Hvar. L’acqua ha trasparenze quasi indecenti; servono scarpette per i ricci, e la libertà qui è regola gentile, non provocazione.

Su Marinkovac, la baia di Stipanska ha un’energia sociale in alta stagione, mentre il passo verso Zdrilca cambia ritmo: sabbia fine mista a ciottoli, fondale che degrada piano, snorkeling semplice anche per chi inizia. A nord di Sveti Klement, Vlaka conserva tracce di antichi salini e una chiesetta. È un approdo basso e caldo, perfetto quando soffia la bora.

È da metà giornata che le Pakleni si svelano. Oltre Vlaka, un sentiero di terra rossa taglia il bosco e sbuca in una rientranza senza cartelli. Ciottoli bianchi. Due pini che fanno un triangolo d’ombra. L’acqua è ferma come un pensiero che non scappa. Non troverai questo angolo sulle mappe promozionali: lo capisci quando arrivi, perché il telefono prende poco e il tempo si siede accanto.

Come arrivare e quando andare

Dalla città di Hvar partono taxi-boat ogni 15–20 minuti in alta stagione. Il passaggio dura 10–20 minuti a seconda dell’isola e del mare. In primavera e in autunno le corse sono meno frequenti: conviene chiedere il giorno prima ai barcaioli sul molo. Si può noleggiare un kayak, ma solo con meteo stabile; i canali sono corti, però il traffico nautico è intenso a luglio e agosto. Chi arriva in Croazia via Adriatico sbarca a Stari Grad con la nave o a Hvar in catamarano e poi si muove in barca.

Mesi ideali: maggio-giugno e settembre. L’acqua supera spesso i 22–25 °C in estate. Con vento teso, cercate calette sottovento e, se arrivate in barca, usate le boe contrassegnate quando presenti. Portate via tutto: qui i cestini non bastano, e la natura selvaggia non fa sconti.

Forse il paradiso nascosto non è una baia ma un istante preciso: quando esci dall’acqua, ti siedi sui ciottoli caldi e la resina dei pini resta sulle dita. In quel gesto semplice, che cosa stai davvero cercando di trattenere?