Una scia di luce sulle onde, un aereo che tocca terra, il maestrale che sposta ricordi e progetti. Qui, tra piste e graniti, una storia personale diventa collettiva.
Arrivi a Olbia. Scendi dall’aereo. L’aria sa di mirto e sale. Il terminal è ordinato. Il ritmo è quello di una città portuale che guarda lontano. Da mezzo secolo questo aeroporto è il varco più diretto verso la Costa Smeralda.

La sua funzione è chiara: accogliere un flusso stagionale enorme. Nel 2019 ha superato i 3 milioni di passeggeri. Dopo la pausa pandemica, il traffico si è riavvicinato ai livelli pre‑2020. Il codice resta familiare: IATA OLB. Il gestore è Geasar, che negli anni ha ampliato il terminal inaugurato nel 2004. La rete estiva copre decine di rotte europee. Le compagnie variano, ma l’equilibrio è costante: low‑cost, charter, e vettori tradizionali.
C’è però un filo più antico. Nel 1962 nasce il Consorzio Costa Smeralda. L’idea è semplice e radicale: costruire poco, integrare tutto nel paesaggio, proteggere le insenature. Il progetto coinvolge architetti come Luigi Vietti e Jacques Couëlle. Nel 1963 parte Alisarda, la compagnia che collega l’isola al continente. Più tardi diventa Meridiana e, dopo ulteriori passaggi, confluisce in Air Italy. Intorno, porti come Porto Cervo ridisegnano la mappa del turismo sardo.
Un’eredità che ha cambiato una costa
Questa visione porta un nome: Aga Khan, il Principe Karim. La sua impronta è ovunque. Nelle altezze contenute. Nelle linee morbide delle case. Nella scelta di lasciare spazio al silenzio. Il paesaggio resta protagonista, anche quando la stagione accelera.
Ed è qui che il presente incontra la memoria. L’intitolazione dell’aeroporto a colui che molti chiamano il “padre” della Costa Smeralda entra nell’agenda pubblica. Il gestore ha avviato il percorso per dedicare lo scalo al Principe Karim Aga Khan. Le procedure formali passano dagli organi competenti, come ENAC. Al momento non è stato comunicato un calendario definitivo per segnaletica e documenti. Il senso però è già leggibile: fissare nel nome la radice di una storia.
La mossa parla anche di economia reale. Il turismo in Sardegna vive di reputazione e di infrastrutture. Un’intitolazione così dà un perimetro narrativo al territorio. Ricorda investimenti, cantieri, scelte culturali. E aiuta a raccontare una destinazione che ha puntato su qualità e tutela, non sulla quantità.
Cosa cambia per chi vola a Olbia
Per i viaggiatori, poco nella pratica. I codici restano gli stessi. I voli non subiscono modifiche per il nuovo nome. Cambieranno brand identity, mappe, cartellonistica, materiali informativi. Potrebbero aggiornarsi i sistemi di prenotazione sul nome esteso, ma l’operatività non si tocca. Se attendi date precise di rollout, non ci sono ancora indicazioni ufficiali.
Ci sono cose che capisci meglio con i piedi a terra. Pensi al rullaggio lento al tramonto. Alle barche ferme in rada. A un aeroporto che custodisce un equilibrio raro: efficienza e misura, numeri importanti e margini di quiete. Dare un nome è un gesto semplice. Ma in certi luoghi è anche un impegno. A che cosa vogliamo legare il primo passo appena fuori dalla cabina? A un paesaggio che resiste. A una visione che non invecchia. O, forse, a entrambe, nella stessa scia di luce che si posa sul mare.





