Israele in lockdown: stop ai viaggi, aperti solo servizi essenziali

Israele crescono i contagi da coronavirus: dal 25 settembre scatta il secondo lockdown nel Paese

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Israele scatta il secondo lockdown

Israele è il primo Paese al mondo a tornare in lockdown. La crescita vertiginosa dei contagi e l’inizio delle feste ebraiche hanno spinto le autorità a prendere delle misure drastiche. E così dopo una serie di limitazioni, si è imboccata la strada più severa: dal 25 settembre all’11 ottobre Israele entra nel suo secondo lockdown. Questo periodo di confinamento prevede l’apertura solo dei servizi essenziali e molte restrizioni alle manifestazioni religiose. Le sinagoghe saranno aperte solo il 28 settembre per il Kippur e le manifestazioni non potranno includere più di 20 persone.

L’Europa guarda con preoccupazione all’escalation di casi che ha portato Israele ad una scelta così drastica. La pandemia galoppa infatti anche nel Vecchio Continente e molti Paesi hanno iniziato a chiudere anticipatamente locali e a limitare gli incontri pubblici. A pesare sulla scelta di Tel Aviv c’è anche il periodo: le feste ebraiche sono un’occasione di riunioni familiari e di celebrazioni religiose che richiamano molte persone. Il timore dunque che da una situazione allarmante come quella attuale si finisse in una situazione tragica ha spinto Israele ad abbassare le saracinesche.

Israle in lockdown: viaggi vietati e negozi chiusi

Israele chiude almeno fino all’11 ottobre. I numeri dei test preoccupano le autorità sanitarie: 6.861 positivi su 60mila test effettuati e a fronte di una popolazione di poco meno di 9 milioni di abitanti. Numeri che hanno convinto il governo di Netanyahu a chiudere nonostante le proteste di molti ministri riguardo la chiusura dei luoghi di culto e pe ril timore di effetti disastrosi sull’economia. Ma è stata scelta la linea dura. Si è arrivati a decidere di tenere aperte le sinagoghe per le cerimonie del Kippur del 28 settembre; di lasciare aperte solo le industrie essenziali, le farmacie, i supermercati; i ristoranti potranno effettuare solo servizi a domicilio.

Per quanto riguarda i viaggi l’invito è a non muoversi da casa. L’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv chiude per i voli in partenza, mentre per quelli in arrivo rimangono le disposizioni precedenti. Ovvero chi vuole recarsi in Israele deve avere l’autorizzazione rilasciata dalle autorità israeliane. Significa recarsi in ambasciata e dare motivazione del viaggio e dell’impellenza dello stesso. Una volta ottenuta si sarà sottoposti all’arrivo a controlli sanitari e all’auto-isolamento.

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