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Roberto Gervaso, chi era lo scrittore morto a 82 anni: storia e carriera

ULTIMO AGGIORNAMENTO 22:51
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Il giornalista, scrittore e “aforista” Roberto Gervaso si è spento a Milano dopo una lunga malattia. Ecco tutto quel che c’è da sapere su di lui. 

Giornalista, brillante scrittore e celebre “aforista”, ma anche grande divulgatore storico e graffiante commentatore televisivo: Roberto Gervaso era un personaggio unico e inimitabile. E’ scomparso oggi, 2 giugno 2020, a Milano all’età di 82 anni dopo una lunga malattia. Il “grillo parlante” della cultura italiana, capace di raccontare il potere in modo provocatorio, era noto anche per aver firmato con Indro Montanelli i primi sei volumi della popolarissima “Storia d’Italia”. Conosciamolo più da vicino.

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L’identikit di Roberto Gervaso

Roberto Gervaso era nato a Roma il 9 luglio 1937 e dopo un’infanzia con la famiglia a Torino Gervaso si era laureato in lettere con una tesi sul filosofo Tommaso Campanella. Decisivo per lui l’incontro con Indro Montanelli, che credette subito in lui e lo “lanciò” come giornalista. I due dal 1965 al 1970 scrissero insieme i primi sei volumi della Storia d’Italia (Rizzoli), vincendo il Premio Bancarella. Premio che poi Gervaso vinse di nuovo da solo con uno dei suoi generi letterari preferiti: le biografie storiche. Nella sua produzione figurano i ritratti di Cagliostro, Nerone, Casanova, i Borgia, Claretta Petacci, ma anche la Monaca di Monza. Oltre a condividere con i lettori i tanti incontri importanti della sua esistenza (George Simenon, Salvator Dalì, Andres Segovia, Arthur Miller, Lauren Bacall, Michail Gorbaciov, David Rockfeller), Gervaso ha pubblicato anche un galateo erotico e un galateo sentimentale.

La sua vita, apparentemente perfetta, era stata però segnata dalla depressione, come lui stesso ha raccontato nel suo penultimo libro, Ho ucciso il cane nero (Mondadori, 2014). “Quale maleficio s’insinua nella depressione? Chi decide che dobbiamo passare sotto le sue forche caudine, inermi e inerti, subendo e soffrendo? Perché la natura che ho sempre amato e onorato mi diventa ostile? Perché i libri, che sono la mia vita, perdono ogni interesse? Perché tengo alla larga gli amici e, quando mi sono vicini, è come se fossero assenti? Perché la mattina non mi alzerei mai? Perché invidio l’ultimo clochard che incontro per strada, alla stazione, sui gradini di una chiesa? Il cane nero, il male oscuro, è un’ossessione senza fine, che non ti dà tregua, non si placa mai. Una lancia che ti si conficca nel costato, un coltello che ti scalca il cuore. Chi non conosce questo morso feroce ti esorta a farti coraggio” ha scritto Gervaso.

A dare l’annuncio della sua morte, dopo una battaglia contro un cancro alla prostata durata vent’anni, è stata sua figlia Veronica (nata dal matrimonio con Vittoria), giornalista del TG5, via Twitter: “#robertogervaso sei stato il più grande, colto e ironico scrittore che abbia mai conosciuto. E io ho avuto la fortuna di essere tua figlia. Sono sicura che racconterai i tuoi splendidi aforismi anche lassù. Io ti porterò sempre con me. Addio”.

EDS