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Chi è Daniele Nardi, l’alpinista disperso da 48 ore sul Nanga Parbat

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L’ultimo contatto risale a domenica scorsa, quando ha chiamato la moglie da circa 6.000 metri di quota, al Campo 4. Ma le persone a lui vicine professano ottimismo.

“La vita è avere coraggio e affrontare l’ignoto”. Questa citazione dal film I sogni segreti di Walter Mitty introduce la biografia di Daniele Nardi, l’alpinista disperso da 48 ore sul Nanga Parbat, sul suo sito web personale (www. danielenardi.org). E racconta la personalità di questo sportivo meglio di qualsiasi altra descrizione.

L’alpinista laziale Daniele Nardi è impegnato nell’ascensione invernale del Nanga Parbat, in Pakistan, assieme all’inglese Tom Ballard. I due starebbero salendo la montagna lungo lo sperone Mummery, su una rotta mai percorsa. L’ultimo contatto risale a domenica scorsa, quando Nardi ha chiamato la moglie da circa 6.000 metri di quota, al Campo 4. A detta dello staff della spedizione, l’interruzione delle comunicazioni da parte degli alpinisti potrebbe essere dovuta al maltempo o alle batterie del telefono. E le persone vicine a Daniele professano una certa dose di ottimismo: “Siamo in attesa di ricevere conferme sulla loro posizione, si presume che non abbiano segnale per comunicare, il cielo è nuvoloso e quindi non si riesce a vedere oltre campo 3”.

L’identikit di Daniele Nardi

Nato a Sezze il 24 giugno 1976, Daniele Nardi si definisce “il primo alpinista nella storia, nato al di sotto del Po, ad aver scalato l’Everest ed il K2, le due vette più alte al mondo”. Ha cominciato nel 2002, quando ha toccato per la prima volta la quota degli 8.000 sul Cho Oyu (sesta montagna più alta del mondo posta tra la Cina ed il Nepal), e da allora non si è più fermato. Tra le vette su cui si è cimentato anche il Broad Peak (8.047 metri), il Nanga Parbat (8.125), la Middle dello Shisha Pangma (8027) e il monte Aconcagua (la montagna più alta del Sud America).

Poi, dopo aver superato per ben 5 volte gli 8.000 metri, Daniele Nardi ha deciso di dedicarsi a progetti unici dal punto di vista tecnico. Nel 2011 ha realizzato, in collaborazione con il Comitato EvK2 del CNR, la spedizione Share Everest 2011, con l’obiettivo – riuscito – di posizionare la stazione di monitoraggio più alta del mondo. Sempre nel 2011 è stato premiato dal CAI (Club Alpino Italiano centrale) e dal CAAI (Club Alpino Accademico Italiano) per la scalata del Bhagirathi in India.

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Le avventure oltre la montagna

In seguito l’accreditamento al “Piolet D’or”, gli Oscar internazionali della montagna, risultato dei progetti esplorativi in Pakistan (apertura della Telegraph Road) e in Italia (una nuova via sul Monte Rosa), hanno consacrato l’ingresso di Daniele Nardi nell’olimpo dell’alpinismo mondiale. Le sue imprese sono state raccontate da Dario Ricci (giornalista di Radio24) in In vetta al mondo. Storia del ragazzo di pianura che sfida i ghiacci eterni.

Quando non è impegnato a scalare, poi, Daniele porta le sue avventure all’interno delle aziende usando la metafora della montagna per vincere le sfide della vita (tre le società con cui ha collaborato BNL, Findomestic, Poste Italiane). Ed è ambasciatore per i Diritti Umani nel mondo, sostenendo progetti di solidarietà in Nepal e Pakistan. E molte altre cose ancora… Anche per questo i suoi tanti colleghi e amici, oltre naturalmente ai familiari, attendono con ansia l’arrivo di notizie rassicuranti sul suo conto.

EDS