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In arrivo il passaporto nello smartphone

venerdì, 1 aprile 2016

(iStock)

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Il passaporto dello samrtphone. Le nove tecnologie e soprattutto il bisogno di sicurezza cambieranno anche i nostri documenti. In un futuro non lontano potremmo non avere più il passaporto cartaceo da esibire ai controlli in aeroporto e ai valichi di frontiera, ma il passaporto digitalizzato nel nostro smartphone o in altri dispositivi elettronici.

Diverse società specializzate nella creazione di documenti sono al lavoro per sviluppare i passaporti del futuro. Tra queste c’è la società britannica De La Rue, leader nel settore. Il gruppo sta sviluppando una tecnologia in grado di digitalizzare il passaporto e trasferirne le informazioni d’identificazione sullo smartphone con modalità a prova di manomissione informatica.

Tutti i dati verrebbero in questo modo memorizzati nel telefono, così come avviene già per le carte d’imbarco. La procedura comunque è più complessa sia per le modalità di acquisizione e conservazione dei dati sia per le accresciute esigenze di sicurezza che il passaporto digitale richiede, in particolare contro lo smarrimento o il furto del dispositivo personale. Secondo alcuni esperti, il passaporto digitale dovrebbe essere installato su una nuova unità hardware del dispositivo, in modo da memorizzare le informazioni senza che possano essere copiate dal telefono. Questa unità hardware distinta ma collegabile con lo smartphone dovrà anche comunicare in modalità wireless con i lettori di dispositivi. Si tratta di questioni tecniche piuttosto complesse.

Per superare i moderni varchi automatizzati degli aeroporti, gli Automated Border Control, basati sulla lettura del microchip contenuto della copertina del passaporto cartaceo, il passaporto digitale sullo smartphone dovrà essere in grado di comunicare con il lettore del punto di controllo attraverso uno scambio crittografato dei dati in tempo reale, in modo che le informazioni siano inviate ad un sistema automatico che le verifichi. Sistema che richiederà comunque la presenza di agenti. I due modi di controllo, quello umano e digitale, finiranno così per integrarsi a vicenda.

Inoltre i nostri dati anagrafici, compresi i parametri biometrici come le impronte digitali, potrebbero essere un giorno inseriti in un Cloud in grado di comunicare direttamente con le autorità di pubblica sicurezza ogni volta che ci spostiamo e facilitare così controlli e identificazione. Un sistema questo che sta sviluppando il governo australiano. Certo, in questi casi, sorgerebbero grossi problemi di privacy e di diritto alla riservatezza.

Intanto la strada per il passaporto digitale è presa.

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