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Tonno in scatola, la classifica di Greenpeace

sabato, 7 novembre 2015

tonno

Un mondo tutto da vedere, da scoprire, da amare. Ma più si viaggia più ci si accorge di quanto la mano dell’uomo stia distruggendo questo pianeta. Viaggiare in maniera sostenibile è possibile, rispettare la natura e l’ambiente pure. Ognuno di noi può fare qualcosa per far sì che questo splendido mondo non soccomba alla speculazione dell’essere umano. Greenpeace da sempre impegnata nella salvaguardia dell’ambiente ha pubblicato la classifica sui tonni in scatola distinguendo fra quelli che si applicano per una pesca sostenibile e quelli che invece continuano imperterriti a distruggere l’ecosistema marino.

«Solo cinque anni fa, quando abbiamo iniziato questa campagna – ha spiegato Giorgia Monti, responsabile della campagna Mare di Greenpeace Italia – quasi nessuna azienda aveva adottato criteri di sostenibilità nella scelta del tonno da mettere nelle scatolette e la maggior parte si trovava in fascia rossa. Oggi invece quasi tutti i marchi che abbiamo analizzato hanno politiche di acquisto scritte nero su bianco. Non solo: il settore ha fatto passi avanti in tema di trasparenza in etichetta e sostenibilità. Questo dimostra che le scelte dei consumatori possono davvero influenzare le decisioni delle aziende e garantire un futuro al mare».

Ecco quindi il ‘Rompiscatole’, due anni dopo l’ultima edizione che prende in esame undici marchi,  valutati in base a politiche di acquisto, trasparenza e adozione di precisi criteri di sostenibilità ambientale e sociale. A trionfare è il tonno tutto italiano Asdomar, che grazie alle azioni  intraprese per mettere nelle sue scatolette tonno pescato con tecniche sostenibili, come la pesca a canna, sale al primo posto in classifica. Seguono Esselunga e Conad per via delle loro politiche d’acquisto che evitano tecniche di pesca distruttive. Al quarto posto Rio Mare, il più venduto in Italia, che invece purtroppo solo una parte della sua produzione è affidata a metodi sostenibili. Bocciato il celebre Mareblu, in questo caso nonostante le promesse il suo pescato è fatto quasi interamente con metodi di pesca nocivi per l’ambiente.

 

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