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Ebola: in quarantena anche due italiani a rischio infezione

venerdì, 24 ottobre 2014

Getty Images

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Ebola: due italiani sono in quarantena per il virus. Come spesso accade riguardo a certi argomenti delicati pensiamo sempre che queste cose accadano lontano da noi. Invece vicino, in Lombardia per la precisione, ci sono due nostri connazionali tenuti in quarantena a causa di un possibile contagio avvenuto con il virus Ebola.

Ebola: ecco chi sono i due italiani in quarantena

Lui si chiama Paolo Setti Carraro, è un medico chirurgo sessantenne e lei si chiama Chiara Maretti ed è un’ostetrica appena trentenne. Entrambi si trovavano in Sierra Leone, uno dei paesi più colpiti dall’epidemia con quasi 50.000 vittime. e lavoravano da giugno per “Cuamm Medici con l’Africa”. Adesso Paolo e Chiara si trovano in isolamento preventivo; dopo 130 giorni in Africa sono tornati a Malpensa e sono stati accolti da medici e infermieri del presidio aeroportuale. All’Ospedale Sacco di Milano il loro grado di rischio è stato classificato come intermedio (in una scala che prevede tre livelli).

Ma cos’è successo in Africa? Perchè i due sanitari italiani sono stati fatti rientrare con queste serie preoccupazioni sulla loro salute? I due spiegano che ci sono stati problemi nella gestione dei pazienti in Africa e che errori del personale sanitario locale ha esposto i due italiani ad un elevato e incontrollato rischio di contagio. Per questi motivi dovranno stare in isolamento per 21 giorni. Stare in quarantena non è certo una bella sensazione; Paolo ha visto la figlia Alice soltanto da lontano, Chiara ha visto soltanto il fratello. Entrambi non potranno avere nessun contatto e rapporto umano per tutta la durata dell’isolamento.

Questa situazione ci riguarda da vicino perché sono coinvolti due connazionali, ma non dimentichiamoci che l’emergenza Ebola è in corso un po’ ovunque nel mondo – per esempio da poco c’è stato il primo caso a New York- e al momento sembra sempre più difficile effettuare controlli accurati su chi arriva dall’Africa spesso non con voli diretti, ma attraverso scali dove non sempre si effettuano le dovute misure sanitarie.

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