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Mostre Roma: i videogiochi sbarcano al MACRO

martedì, 13 marzo 2012

Game Zero 5885, un viaggio nei primi anni dei videogiochi \ Roma – Una buona mostra è solitamente quella che parla al cuore e alla mente di chi la osserva: immagini o oggetti che comunicano emozioni, ricordi, che, insomma, entrano a far parte del profondo di chi vi cammina davanti. Possono essere quadri, fotografie, sculture o…. videogiochi!

Già anche loro, i Pac Man & Co, meritano infatti senza dubbio di entrare nelle teche di qualche museo ed affascinare i suoi visitatori: quale oggetto del resto può suscitare più ricordi di qualche cosa che ha accompagnato la nostra infanzia? Quelle consolle, quei personaggi, quelle storie erano lì il primo giorno di scuola e c’erano anche quando abbiamo fatto la prima corsa in bicicletta o quando abbiamo dato il primo bacio, le loro musiche sono la nostra colonna sonora e le loro avventure erano i nostri sogni. Sogni per giunta non solo giocosi e divertenti ma senza dubbio con un profilo decisamente artistico.

Già l’arte e i videogiochi, un rapporto che molti fanno fatica anche solo ad intravedere e nel quale invece altri credono profondamente: tra questi ultimi strenui difensori del mezzo videoludico possiamo senza dubbio annoverare i ragazzi di Aiomi, l’associazione volta a promuovere l’opera multimediale interattiva (così chiamano infatti il videogioco, nella speranza di metterne in evidenza proprio il carattere di medium artistico). Costoro credono così profondamente nel valore culturale del videogioco, paragonabile per sua stessa natura a qualsiasi altro medium pur essendone più giovane, da aver deciso di portarne i primi esemplari proprio  là dove meritano di essere, in un museo.

Nasce così Game Zero 5885, la mostra inaugurata ieri (12 marzo) al MACRO di Roma (Testaccio) che illustra le origini dell'”opera multimediale interattiva”, raccontando la storia di quando il medium videoludico era un sogno e i suoi sognatori erano uomini dalla personalità avvincente.

Un corridoio ricolmo di vecchi ricordi attende dunque il visitatore che si recherà nell’ala denominata La Pelanda, dove teche contenenti dispositivi dall’aspetto rudimentale e pannelli colorati illustrano la storia dei protagonisti di questa avventura chiamata videogioco: senza pagare nemmeno un euro si potrà allora sino al 6 aprile fare un tuffo nel passato, in un’epoca in cui il videogioco non era certo l’industria miliardaria di oggi ma senza dubbio regalava emozioni eccelse a chi, con un pizzico di follia e tanto spirito di avventura, decideva di credere in uno schermo luminoso e nell’emozione che qualche immagine stilizzata poteva dare.

Il riconoscimento del valore culturale del vidoegioco passa dunque anche per i pannelli di una mostra e chissà che proprio da qui non inizi uan rivalutazione di questo straordinario medium, parte integrante della vita di tutti ma valorizzato davvero da pochi.

Francesca Testa

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