Un vallone che si apre all’improvviso, neve che scricchiola sotto gli scarponi, l’odore di legno delle baite e, in alto, una cornice di vette: la valle dello Stubai ha il passo calmo di chi conosce l’inverno da sempre e sa come trattarlo, con misura e meraviglia.
A meno di un’ora da Innsbruck, la valle dello Stubai accoglie con una promessa semplice: neve affidabile, montagne sincere, tempo ben speso. Qui il cuore batte sul ghiacciaio dello Stubai (Stubaier Gletscher), dove la stagione di sci si allunga in modo concreto, in genere da ottobre a maggio inoltrato, talvolta fino a giugno se l’innevamento regge. Non è un’iperbole: a quota alta la temperatura lavora per te.
Sul ghiacciaio trovi circa 65 km di piste tracciate con logica. Le blu proteggono le ginocchia nei primi giri, le rosse invitano a spingere il ritmo, le aree di freeride si aprono solo quando il bollettino lo consente. La funivia 3S Eisgratbahn sale stabile anche con vento, segno di una tecnologia che qui non è esibizione ma servizio. Il piatto forte, però, è l’altitudine: la piattaforma “Top of Tyrol” svetta a 3.210 m, e il ristorante Jochdohle, a 3.150 m, porta sul tavolo un brodo caldo che vale il viaggio quando fuori tira.
I bambini sotto i 10 anni sciano gratis con un genitore pagante sul ghiacciaio. I trasferimenti sono lineari: bus da Innsbruck fino a Mutterberg, parcheggi ordinati, impianti che smaltiscono le code. A valle, altre aree come Schlick 2000 completano il quadro con piste panoramiche sotto le guglie dei Kalkkögel. Attenzione: prezzi e orari cambiano con la stagione; qui il dynamic pricing è la norma, quindi conviene verificare in anticipo.
Quando la luce scivola sui pendii e le piste sono ancora vuote, il bosco trattiene il respiro. E qui arriva il punto: lo Stubai non è solo un paradiso per chi ama curvare; è una palestra di sguardi per chi cerca il camoscio. In certe albe fredde, puntini neri si staccano dalla roccia e si muovono sul margine del “Ruhegebiet Stubaier Alpen”, l’area silenziosa dove la fauna trova tregua.
Osservare i camosci richiede pazienza e misura. Scegli i versanti sopra il limite del bosco, tra Schlick e i Kalkkögel, o i pendii secondari oltre le piste battute del ghiacciaio. Arriva all’alba o verso il tramonto. Tieni distanza ampia e usa il binocolo; niente droni, niente inseguimenti per una foto. Se non conosci i luoghi, un’uscita con una guida locale è la via più sicura. Prima di avventurarti fuori pista, leggi il bollettino del servizio valanghe del Tirolo e tratta ogni pendio vergine come un terreno serio: ARTVA, pala, sonda, e un piano vero in testa.
Poter scegliere, nello stesso giorno, l’adrenalina controllata della pista e l’umiltà di un incontro a distanza con il camoscio. A te la domanda: cosa vuoi portarti a casa, la perfezione di una curva o il lampo di un occhio che ti ha visto prima? Magari, con un po’ di fortuna e rispetto, entrambe.