Una strada che si arrampica tra rocce dorate, un temporale che ripulisce l’aria e un tè rosso che profuma di montagna: l’estate australe ha un cuore fresco, e batte lontano dalla costa.
C’è chi immagina il Sudafrica solo come savana e oceano. Capita. Io l’ho capito una mattina di dicembre, quando un vento freddo ha spazzato la nebbia e le nuvole si sono sfilate dai bastioni. In quel momento ho smesso di seguire l’orizzonte piatto e ho iniziato a guardare in alto. La sorpresa era lì.
La catena degli uKhahlamba-Drakensberg disegna il confine orientale del Paese. Picchi severi, praterie alte, gole scure. Qui svetta il Mafadi, 3.450 m, e qui un parco riconosciuto UNESCO custodisce oltre 35.000 pitture rupestri san. Non sono “museo”: sono cronaca di cacce e piogge.
Se cerchi un primo assaggio, vai all’“Amphitheatre”. Dal Sentinel car park il sentiero sale deciso. Le famose chain ladders portano su un bordo che pare infinito. Davanti scendono le Tugela Falls: circa 948 m, una lama d’acqua che si perde nelle nuvole. Bastano condizioni stabili, scarponi buoni e partenza all’alba. In estate gli acquazzoni arrivano spesso dopo mezzogiorno.
Per un giorno più dinamico c’è il Sani Pass. La strada 4×4 passa da 1.500 a quasi 2.900 m in pochi chilometri. Tornanti stretti, aria più fine, rondini che fischiano vicino alle ruote. Controlla sempre meteo e permessi; in alto la temperatura cala in fretta anche in piena estate australe. Se vuoi avventura sobria, prova i cammini di due giorni con pernottamento in capanna. L’acqua va trattata, i telefoni tacciono, ma la testa si alleggerisce.
Dati pratici aiutano. Dal Gauteng al nord del Drakensberg conti circa 3–4 ore d’auto. Da Durban sono poco più di 3. Sentieri segnati, ma mappa e GPS offline restano essenziali. Non esistono statistiche pubbliche affidabili sugli incidenti in quota, quindi la prudenza non è negoziabile.
A nord di Città del Capo, il Cederberg appare dopo 250 km di asfalto e sterrato. Il paesaggio cambia tono: arenarie arancioni, piante di fynbos, silenzio che si allarga. Di giorno fa caldo, 30–35 °C non sorprendono. La sera, però, il cielo si accende. Via Lattea piena, orizzonti puliti. Non serve un telescopio: basta spegnere le luci.
I percorsi parlano chiaro. La Maltese Cross è un anello agile, roccia scolpita dal vento, circa 3 ore andata e ritorno. Le Wolfberg Cracks aprono corridoi e ombre fresche; l’Arc è una cattedrale naturale. Gli alloggi vanno da cottage rustici a campeggi curati. I permessi si richiedono in riserva. Qui cresce il rooibos, unico al mondo: berlo in quota dà un senso al viaggio.
Le grotte di Stadsaal mostrano arte rupestre ben conservata. Non toccare, non fotografare con flash. Sul leopardo del Capo esistono solo avvistamenti sporadici e non verificabili con regolarità; se lo cerchi, rischi frustrazione. Se ascolti, invece, senti la montagna che respira.
Ecco il punto, finalmente. L’estate australe non chiede folla né sabbia. Chiede passo corto, zaino leggero e una curiosità che regge la salita. Le montagne del Sudafrica non gridano: ti invitano. La domanda è semplice: quando è stata l’ultima volta che hai lasciato l’oceano alle spalle per inseguire il suono delle pietre sotto gli scarponi?