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Ebola: in quarantena anche due italiani a rischio infezione

Getty Images

Ebola: due italiani sono in quarantena per il virus. Come spesso accade riguardo a certi argomenti delicati pensiamo sempre che queste cose accadano lontano da noi. Invece vicino, in Lombardia per la precisione, ci sono due nostri connazionali tenuti in quarantena a causa di un possibile contagio avvenuto con il virus Ebola.

Ebola: ecco chi sono i due italiani in quarantena

Lui si chiama Paolo Setti Carraro, è un medico chirurgo sessantenne e lei si chiama Chiara Maretti ed è un’ostetrica appena trentenne. Entrambi si trovavano in Sierra Leone, uno dei paesi più colpiti dall’epidemia con quasi 50.000 vittime. e lavoravano da giugno per “Cuamm Medici con l’Africa”. Adesso Paolo e Chiara si trovano in isolamento preventivo; dopo 130 giorni in Africa sono tornati a Malpensa e sono stati accolti da medici e infermieri del presidio aeroportuale. All’Ospedale Sacco di Milano il loro grado di rischio è stato classificato come intermedio (in una scala che prevede tre livelli).

Ma cos’è successo in Africa? Perchè i due sanitari italiani sono stati fatti rientrare con queste serie preoccupazioni sulla loro salute? I due spiegano che ci sono stati problemi nella gestione dei pazienti in Africa e che errori del personale sanitario locale ha esposto i due italiani ad un elevato e incontrollato rischio di contagio. Per questi motivi dovranno stare in isolamento per 21 giorni. Stare in quarantena non è certo una bella sensazione; Paolo ha visto la figlia Alice soltanto da lontano, Chiara ha visto soltanto il fratello. Entrambi non potranno avere nessun contatto e rapporto umano per tutta la durata dell’isolamento.

Questa situazione ci riguarda da vicino perché sono coinvolti due connazionali, ma non dimentichiamoci che l’emergenza Ebola è in corso un po’ ovunque nel mondo – per esempio da poco c’è stato il primo caso a New York- e al momento sembra sempre più difficile effettuare controlli accurati su chi arriva dall’Africa spesso non con voli diretti, ma attraverso scali dove non sempre si effettuano le dovute misure sanitarie.

Valentina Colmi

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Valentina Colmi