Leonardo da Vinci, il genio nasceva oggi: i misteri irrisolti della sua vita

Sono tante le cose di Leonardo da Vinci che non conosciamo e che probabilmente non sapremo mai. Quanti misteri ci ha lasciato il genio del Rinascimento.

Leonardo da Vinci e la Gioconda
Leonardo da Vinci e la Gioconda Foto dal web

Leonardo da Vinci, secondo i documenti in nostro possesso, nasceva il 15 aprile 1452 a Vinci, presso Firenze. Con la morte avvenuta il 2 maggio 1519 ad Amboise, in Francia. Nel corso della sua esistenza il Maestro ha vissuto tante peripezie e donato all’umanità altrettante opere che rimarranno immortali nonostante il trascorrere dei secoli.

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Numerosi sono anche i misteri ed i fatti controversi legati alla sua figura. Egli operò come inventore, pittore, ingegnere, architetto, scienziato, naturalista, meccanico, costumista, scenografo, scrittore ed anche altro. Nessuno nel Rinascimento ed anche in altre epoche è riuscito ad eguagliare la fama di Leonardo da Vinci.

Se tanto sappiamo sulla sua produzione, non altrettanto conosciamo della sua vita privata. E proprio questo aspetto ha favorito il sorgere di alcune credenze e dicerie sul conto di Leonardo. La data di nascita non è certa, anche se è certo invece il periodo, inquadrato per l’appunto verso la metà di aprile.

Mentre non ci sono dubbi sull’anno della sua venuta al mondo e sul fatto che fosse figlio illegittimo di ser Piero, notaio di Firenze, e di Caterina, una serva. Fu allievo di Andrea del Verrocchio, nella cui bottega il giovane Leonardo da Vinci fece presto sforzo di una strepitosa vocazione artistica.

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Leonardo da Vinci, l’enigma della Battaglia di Anghiari

Ed anche il bell’aspetto che lo contraddistingueva già nell’adolescenza lo avrebbe favorito in ciò. Si dirà che sia stato omosessuale, anche sulla base di alcuni curiosi schizzi e disegni lasciati, con altrettante curiose annotazioni (definì il membro maschile “ministro dell’umana spezie”). Alcuni storici sono anche certi di rapporti omosessuali con i suoi allievi prediletti, il Salaì e Francesco Melzi, cosa che costò a Leonardo una accusa di sodomia nel 1476 poi archiviata.

Già alcuni suoi contemporanei od altri che vissero poco dopo attribuirono poi a Leonardo una maledizione. Colpa delle fin troppe commissioni lasciate incompiute o saltate prima di realizzarle. Una giustificazione più oggettiva e certamente più corrispondente alla verità sta invece nel fatto che spesse volte lui fu capace di precorrere i tempi e di essere per questo motivo non capito.

Ci sono due suoi celebri affreschi, il Cenacolo e la Battaglia di Anghiari, che hanno dato adito a voci ed enigmi. Soprattutto il secondo. La Battaglia di Anghiari venne commissionata a Leonardo nel 1503 e lui preparò il cartone con i disegni preliminari, raffigurazione da trasferire poi sulla parete.

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La Battaglia di Anghiari è davvero sotto all’affresco del Vasari?

Ma quel dipinto su muro alla fine sembra non esserci mai stato. Nelle fasi preliminari il colore si sciolse e svanì, a causa della tecnica errata utilizzata. Lui amava sperimentare, a costo anche di incappare in spiacevoli imprevisti. Dopo 60 anni, Giorgio Vasari realizzò un’altra opera – la Battaglia di Marciano della Chiana o Battaglia di Scannagallo – su quello stesso spazio, nel Salone dei Cinquecento a Palazzo Vecchio in Firenze.

E per mezzo millennio si è pensato che, sotto all’opera vasariana, potesse esserci per l’appunto quel che rimaneva della Battaglia di Anghiari. Un mistero alimentato anche da un presunto indizio lasciato dal Vasari. Uno dei personaggi da lui raffigurati reca in mano una bandiera con su scritte le parole “cerca trova“.

Maurizio Seracini, esperto di diagnostica dei Beni culturali, negli anni ’70 si disse convinto che ciò indicasse per l’appunto la volontà del Vasari nell’indicare che sotto alla sua opera ci fossero le tracce dell’affresco leonardesco.

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La spiegazione dietro al celebre ‘cerca trova’

Qui però sembra non esserci alcun mistero: nel 2012 ha preso adito la spiegazione che quel “cerca trova” indicasse la volontà dei ribelli fiorentini di “cercare” la lotta per “trovare” la libertà per Firenze, governata dalla famiglia dei Medici.

Un motto che il Vasari avrebbe lasciato come scherno per quei ribelli che invece pagarono la loro alleanza con Siena e contro il capoluogo toscano a carissimo prezzo, visto che vennero sconfitti e giustiziati o incarcerati per tradimento.

Della Battaglia di Anghiari si pensa che invece non sia mai stato realizzato nulla oltre al carteggio, pure andato perduto. Ma prima di smarrirlo,il pittore fiammingo Rubens riuscì a realizzarne una replica, e non fu il solo. Anche il Cenacolo, qualche anno prima, subì un rapido processo di deperimento per via di una tecnica errata (intonaco a secco invece che fresco, n.d.r.), cosa che ha costretto gli esperti a massicci restauri nel corso dei secoli. E questa circostanza ha altresì contribuito ad alimentare leggende e credenze al limite del mitologico sulla figura di Leonardo.

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Fu lui a realizzare la Sacra Sindone?

Leonardo occupa un ruolo di rilievo in diverse opere letterarie, romanzesche e cinematografiche. Altri poi pensano che il Maestro fu un adepto della setta dei giovanniti, legata ai Cavalieri di Malta, devoti a San Giovanni Battista. Un soggetto prediletto nelle opere leonardesche. Ma è credenza diffusa che lui fosse comunque non molto incline alla religione.

Un altro grosso mistero è quello che lega Leonardo alla Sacra Sindone custodita a Torino. Una credenza vuole che sia stato lui a realizzare quello che si pensa fosse il sudario che avvolse Cristo. Con il volto impresso nel tessuto che viene creduto essere proprio quello di Leonardo. Anche se i test al radiocarbonio indicano una datazione individuabile intorno al 1200 circa per la reliquia.

La Monna Lisa ed i suoi segreti

La Gioconda di Leonardo da Vinci
La Gioconda di Leonardo da Vinci FOTO Getty Images

Di certo il più grosso mistero che riguarda il Da Vinci è legato alla Gioconda. Il dipinto, noto anche come la Monna Lisa, raffigura una donna (Lisa Gherardini, moglie di Francesco di Giocondo, n.d.r.) che posa con un sorriso lieve e definito enigmatico. Non sono pochi coloro che si dicono convinti che si tratti di un autoritratto al femminile dello stesso Leonardo.

Degli esperti ritengono che gli occhi della Monna Lisa nascondano delle lettere e dei numeri. In particolare L e V nell’occhio destro e – qui pare più difficile distinguerle – C ed E oppure B in quello sinistro, oltre al numero 72. LV sarebbero le iniziali, 72 indicherebbe un preciso pensiero filosofico e religioso.

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Una studiosa, Carla Glori, ritiene invece che le lettere dell’occhio sinistro siano una S ed una G, le iniziali di Bianca Giovanna Sforza. Si tratta della figlia di Ludovico Sforza il Moro, suo mecenate per circa 18 anni a Milano. Il 72 indicherebbe invece la distruzione del Ponte Gobbo di Bobbio, presso piacenza, avvenuta nel 1472 appunto, a causa di una piena.

Il paesaggio che fa da sfondo alla Gioconda sarebbe proprio quello della pianura piacentina, per la Glori. La stessa identità della Gioconda viene però contestata, nonostante l’ipotesi che accredita come soggetto rappresentato Lisa Gherardini sia quella prevalente.

Un altro mistero sta nel fatto che, se anche l’opera venne commissionata, Leonardo da Vinci finì con il portarla sempre con sé, senza mai separarsene, anche durante l’ultimo periodo della sua vita in Francia.

Il grande significato nascosto nell’Uomo Vitruviano

Ed ancora, fu una spia del ‘Valentino’ Cesare Borgia? Non in pochi pensano che, seppur per poco tempo, Leonardo abbia sfruttato la propria nomina ad ingegnere militare concessagli dal figlio di Papa Alessandro VI per passare di nascosto delle informazioni alla repubblica fiorentina, la sua patria.

Poi, ‘L’Uomo Vitruviano‘: tanti sono gli studi compiuti sulla raffigurazione anatomica famosissima. Lo storico dell’arte, Roberto Concas, dopo ben 30 anni di analisi ed osservazioni, ha parlato di una formula nascosta in quell’opera. Un algoritmo segreto che fa riferimento alla ‘Divina Proporzione’.

Il disegno risale al 1490 e Concas è il primo ad avere affermato che il soggetto non è lo stesso ma che ci sarebbero in realtà due uomini sovrapposti – se non anche tre – a rappresentare i diversi periodi della vita. Ed andrebbe ammirato allo specchio per svelare altri aspetti non immediatamente percepibili.

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Gli studi di Roberto Concas: “Senza specchio non ci saremmo arrivati”

Del resto proprio Leonardo si era specializzato nello scrivere all’incontrario, per rendere comprensibile la propria calligrafia proprio solo dopo averla esposta ad uno specchio. Per Concas “l’occhio destro dell’Uomo Vitruviano è quello di un uomo maturo, l’altro è di un giovane. E Leonardo ha usato uno specchio per ricostruire l’intera figura.

Una cosa comprovata dalle misure. Misure che sono diverse: le braccia misurano 225,5 e 180,5, che sono numeri perfetti e legati tra loro da una serie di calcoli”. Questo algoritmo sarebbe noto sin dal III secolo d.C. per essere impiegato dai vari artisti in opere di scultura e pittura, ma anche in architettura.

Ce ne sarebbe la presenza nell’Arco di Costantino e se ne sarebbe fatta menzione anche nel Concilio di Nicea, il primo concilio ecumenico della storia. Anche Michelangelo e Raffaello si sarebbero basati a questa ‘Divina Proporzione’. Concas spiega: “Questo algoritmo serviva per proteggere e ‘certificare’ gli artisti. Non era sufficiente disegnare o scolpire una Madonna. Bisognava farlo seguendo precise regole”.

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Che fine hanno fatto i suoi resti?

Infine c’è un altro mistero, relativo ai resti mortali dell’irraggiungibile genio dell’umanità. Lui si fece seppellire nella cappella della chiesa di Saint Florentine. Ma nel 1560 si verificò la rivolta calvinista che contrappose cattolici ed ugonotti, in seguito alla quale si ritiene che le sue spoglie andarono disperse.

Fino a quando nel 1874 non venne fuori la testimonianza di Arsene Houssaye, un poeta francese, il quale sostenne di avere rinvenuto in quella stessa chiesa una lapide con dei frammenti di ossa, e con su delle precise iscrizioni: ‘INC’, ‘LEO’ e ‘EU DUS VINC’. Resti ossei che oggi riposano nella cappella di Saint-Hubert, situata poco lontano. Purtroppo non c’è modo di stabilire la verità. Che lo stesso Leonardo indicò come figlia del tempo, secondo un suo scritto.

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