Andare prima in pensione, si può: il riscatto della laurea agevolato, come funziona

Accelerare l’uscita dal mondo del lavoro è possibile tramite il riscatto della laurea ‘agevolato’. Scopriamo di cosa si tratta.

Andare in pensione prima è possibile, grazie al riscatto della laurea ‘agevolato’. Ma di che cosa si tratta esattamente? Tale misura è stata introdotta con il ‘decretone’ del 2019, quello che ha coinvolto anche la Quota 100 e i Reddito di cittadinanza. Leggiamo insieme tutto ciò che c’è da sapere in merito all’argomento.

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Si tratta semplicemente di uscire prima dal mondo del lavoro, usufruendo della possibilità di ‘scontare‘ gli anni di università. I dati parlano chiaro, e soltanto durante il corso del 2020 sono giunte all’Inps più di 55mila richieste. Secondo il decreto, gli anni degli studi possono essere riscattati per accedere anticipatamente alla pensione, senza alcun limite di età. Gli unici due vincoli, per poter usufruire di tale misura, sono quelli di essere iscritti all’assicurazione generale obbligatoria e di non essere già titolari di un’altra pensione. A non poter usufruire del riscatto light sono le casse dei liberi professionisti e gli ordinamenti previdenziali stranieri.

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Gli anni di università passibili di riscatto sono quelli legalmente previsti dal proprio corso di studi. Il costo si aggira in media intorno ai 5.200 euro all’anno. Il beneficio ovviamente può essere soggetto a variazioni in base al reddito del richiedente. La pace contributiva, prorogata recentemente dal governo anche nel 2022, prevede inoltre la detrazione fiscale del 50%.

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Riscatto della laurea ‘agevolato’: come fare richiesta

È possibile accedere anticipatamente alla pensione tramite il riscatto della laurea ‘agevolato’. Si tratta sostanzialmente di scontare gli anni del proprio corso di studi a fine pensionistici. Per poter usufruire di tale misura è necessario inoltrare online la domanda sul sito dell’Inps. A poter richiedere il riscatto light sul sito sono i lavoratori stessi o eventualmente gli eredi. Nel caso della ‘pace contributiva’ la richiesta può essere presentata anche dal datore di lavoro.