Vaccino AstraZeneca: EMA conferma il rischio trombosi

Vaccino COVID-19 di AstraZeneca: l’EMA trova un possibile collegamento a casi molto rari di trombosi, ma conferma benefici siero.

(Hector Vivas/Getty Images)

Il comitato per la sicurezza dell’EMA (PRAC) ha concluso oggi che “i coaguli di sangue diffusi e una bassa conta piastrinica” dovrebbero essere elencati come effetti collaterali molto rari del vaccino Vaxzevria. In sostanza, il rischio di trombosi con il vaccino c’è. Si tratta di casi davvero molto rari, come evidenziato in più occasioni in queste settimane. Adesso arriva l’ultimo studio EMA a confermarlo.

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L’EMA ha altresì chiarito che per giungere a queste conclusioni odierne “ha preso in considerazione tutte le prove attualmente disponibili, compreso il parere di un gruppo di esperti ad hoc”. Quindi ricorda agli operatori sanitari e alle persone che ricevono il vaccino di rimanere consapevoli della possibilità che si verifichino casi molto rari entro due settimane dalla vaccinazione.

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Trombosi e vaccino AstraZeneca: cosa sappiamo finora, parla l’EMA

Vaccino AstraZeneca

Finora, la maggior parte dei casi segnalati si è verificata in donne di età inferiore a 60 anni entro 2 settimane dalla vaccinazione. Sulla base delle prove attualmente disponibili, i fattori di rischio specifici non sono stati confermati. Si spiega che nel caso si sviluppino degli effetti indesiderati occorre richiedere subito assistenza medica. Nello specifico, cervello e addome sono i più colpiti con – rispettivamente – trombosi del seno venoso cerebrale, CVST e trombosi della vena splancnica. Nel primo caso, 62 sono i precedenti, nel secondo appena 24 su un totale di milioni di dosi somministrate.

Si pensi in particolare al Regno Unito, dove sono state somministrate finora 25 milioni di dosi di vaccino AstraZeneca. Sottolinea l’EMA: “Una spiegazione plausibile per la combinazione di coaguli di sangue e piastrine basse è una risposta immunitaria, che porta a una condizione simile a quella osservata a volte nei pazienti trattati con eparina”. In ogni caso, come evidente anche dai dati finora diffusi sulle vaccinazioni, il rischio è davvero minimo rispetto ai benefici della campagna vaccinale di massa.

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