Giulia Schiff, chi è l’allieva dall’Accademia Aeronautica espulsa nel 2018

Dal 2018 Giulia Schiff lotta per essere ascoltata dall’Accademia Areonautica, che l’ha espulsa in seguito ad una denuncia sporta dalla donna.

L’Italia diede il permesso alle donne di unirsi alle forze armate nel 1999: oggi, quasi 22 anni dopo quel grande traguardo, sono sempre di più le giovani che hanno scelto questo tipo di carriera. Quello che per tante è un sogno, però, talvolta diventa un incubo: e prima di parlare di Giulia Schiff, si deve fare chiarezza su cosa sia il fenomeno chiamato nonnismo. Secondo il dizionario, questo termine indica “il comportamento dei soldati prossimi al congedo, che pretendono di esercitare un’autorità talvolta tirannica e vessatoria nei confronti delle reclute, in forza di un presunto potere derivante dall’anzianità”. Insomma: una serie di “scherzi” (che spesso sono più simili ad atti di bullismo vero e proprio) a cui alcune reclute vengono sottoposte appena mettono piede in caserma.

Leggi anche -> Vittima di bullismo, 15enne suicida: “Sue foto ritoccate sui social”

Parlando di questo fenomeno, nel 2019 Marco De Paolis (procuratore generale militare) si è espresso così: “poiché oggi nelle forze armate sono presenti anche le donne, gli atti di prevaricazione e di violenza che costituiscono il nonnismo spesso si connettono e si associano con una finalità di carattere sessuale”.

Il caso di Giulia

Come si lega il nonnismo alla storia di Giulia Jasmine Schiff? Tutto nasce dal desiderio di una ragazza di diventare pilota delle Frecce Tricolori. Nel 2018 la Schiff, sostenuta dal padre (pilota di aerei civili) sostiene e passa il concorso per allievi ufficiali dell’Aeronautica militare. Su 200 candidati Giulia Schiff arriva addirittura quarta: per lei non poteva esserci inizio migliore. Nello stesso anno, la giovane mostra la sua bravura volando per la prima volta da sola. Durante l’addestramento, questo avvenimento viene solitamente accompagnato da una sorta di “battesimo”: lo stesso giorno del primo volo da solista la recluta dovrà tuffarsi in piscina o rovesciarsi un secchio d’acqua addosso. Un’iniziazione divertente: o forse no.

Leggi anche -> Caserma dei Carabinieri sotto sequestro: arrestati sei militari

Nel caso di Giulia Schiff, però, i soldati non si limitano a spingerla in piscina: prima la frustano con delle canne di legno, poi la spingono di testa contro l’ala di un aereo. Sconvolta dal comportamento dei colleghi, Giulia si confronta con il padre. All’uomo mostra il video del “battesimo” e le foto delle ferite che le frustate le hanno provocato. Da quel momento parte immediatamente un’indagine interna, che però viene chiusa velocemente. Ciò che è avvenuto quella sera? Uno scherzo, una goliardata. Nulla di serio.

Leggi anche -> Dipendente minacciata dal datore di lavoro: “Non dovevi rimanere incinta”

Se i colpevoli di quello “scherzo” non vengono puniti, però, Giulia Schiff impara presto che in certi ambienti la ricerca della giustizia si paga cara. In tempo record la giovane recluta colleziona sempre più di lettere di biasimo. “Mi punivano per qualsiasi sciocchezza” ha raccontato lei, “una pesca addentata a un metro dalla zona consentita, una chiacchiera sulle scale…”. Alla fine, il 6 settembre 2018, Giulia Jasmine Schiff viene espulsa dall’Accademia per insufficiente attitudine militare. A quel punto la giovane decide di denunciare: quando le viene consentito di riprendere l’addestramento (in una città diversa), però, le cose non cambiano.

Se vuoi seguire tutte le nostre notizie in tempo reale CLICCA QUI

Giulia continua a guadagnare punizioni: secondo un calcolo fatto dal Corriere della Sera, le sue lettere di biasimo “sommate alle 60 dell’intero anno precedente costituiscono un record nella storia dell’aviazione italiana”. L’amministrazione aeronautica indaga, ma conclude che il problema in realtà sia Giulia Schiff. La giovane non sarebbe “idonea dal punto di vista militare per ulteriori attività presso le scuole di volo militari”.

Leggi anche -> Modella Miss Universo trovata morta in casa: era vittima di bullismo

Non si sa come andrà a finire la storia per Giulia Schiff, ma una cosa è certa: il suo coraggio prova che, in qualsiasi caso, certe situazioni non devono passare inosservate. Più persone inizieranno a denunciare casi di nonnismo, più sarà facile che questi vengano riconosciuti dalle autorità.