Gianni D’Accolti, chi è il papà di Davide: ucciso da un pirata della strada

Davide D’Accolti è morto in seguito ad un drammatico incidente stradale: scopriamo chi è il papà Gianni D’Accolti.

Nel febbraio del 2016 Davide D’Accolti, giovane studente di ingegneria con la passione per la musica, viene investito e ucciso da un trentenne alla guida della sua auto sotto effetto di alcol e droga. Dopo le dovute indagini, si va a processo e nel 2019 arriva la condanna a 3 anni e 8 mesi per omicidio stradale. Il giudice considera nella sentenza sia le aggravanti di guida sotto effetto di alcol e stupefacenti che le attenuanti, ovvero che l’imputato è incensurato e che mostra pentimento.

Una sentenza che il padre del ragazzo, Gianni D’Accolti, non riesce ad accettare e che, seppur digiuno di diritto penale, comprende che non è adeguata alla normativa che regola il reato di omicidio stradale. L’uomo si rende conto che l’aggravante di aver guidato sotto effetto di stupefacenti non può essere esclusa, una svista che non era stata notata dal giudice né dal Pm. Corre in Procura alla ricerca del magistrato che ha curato il caso, né trova un altro che si dimostra comprensivo, sensibile al suo caso e grazie al quale viene presentato ricorso alla Cassazione entro i termini stabiliti. Anche la difesa dell’imputato presenta ricorso alla Corte d’Appello di Bari, però per uno sconto della pena. Sarà proprio questo Tribunale quello incaricato di valutare entrambi i ricorsi.

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Gianni D’Accolti, chi è il papa di Davide: il giovane ucciso da un pirata della strada

Ad oggi non è ancora stata fissata la prima udienza e Gianni D’Accolti, ex nazionale di Pallamano e oggi funzionario pubblico, teme che il ricorso presentato si concluda con un nulla di fatto. Il rischio c’è, visto che il reato cade in prescrizione nel 2023, tuttavia c’è ancora del tempo prima che questo accada. Intervistato dal Corriere, Gianni spiega che la sua è una richiesta di giustizia, una lotta che non è però volta solo ad una ricerca di una pena adeguata per chi ha ucciso il figlio: “Bisogna contrastare i venditori di droga e di morte. Non per Davide che non c’è più, ma per altri giovani come lui”.

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L’uomo ci tiene a precisare che il suo non è accanimento nei confronti del ragazzo che ha ucciso il figlio: “La vera pena, l’ergastolo, l’hanno inflitta a me e alla mia famiglia. Sembra che io mi stia accanendo contro l’assassino di mio figlio. Non è così, la delusione è verso le istituzioni. Vorrei solo che ci fosse attenzione per Davide, magari che chi lo ha ucciso possa utilizzare il suo tempo per cambiare almeno la sua vita. Non ha più bisogno di nulla Davide, se non di una carezza, anche da parte della giustizia”.