Demi Lovato, violentata quando aveva 15 anni: oggi racconta tutto

Nel nuovo documentario “Dancing with the Devil” Demi Lovato racconta i traumi subiti quando era adolescente, i colpevoli vivono ancora tranquilli.

Demi Lovato ha rivelato di aver perso la verginità quando è stata violentata all’età di 15 anni. Nella sua nuova docuserie “Demi Lovato: Dancing With The Devil” la cantante ha aperto il suo cuore e ha raccontato i traumi della sua infanzia, tra cui anche lo stupro avvenuto quando aveva solo 15 anni. Nel 2008 Demi aveva appena ottenuto successo mondiale dopo il film Camp Rock. Ha raccontato: “Ho perso la mia verginità con uno stupro. Ho richiamato quella persona un mese dopo […] e tutto ciò che ha fatto è stato solo farmi sentire peggio”.

 

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Il documentario sarà disponibile per tutti su YouTube a partire dal 23 marzo.

Demi Lovato, il racconto degli stupri e l’overdose nel 2018

Demi ha raccontato anche di essere stata aggredita e violentata nel 2018, dal suo spacciatore, mentre lei era incosciente per overdose. Ricordando l’orribile uomo che le ha rovinato l’infanzia Demi ha detto: “Stavamo facendo sesso, ma ho detto “Ehi, questo non va oltre, sono vergine e non voglio perderlo in questo modo”. E a lui non importava, l’ha fatto lo stesso. E l’ho interiorizzato e mi sono detta che era colpa mia, perché sono andata nella stanza con lui, sono andata a letto con lui”.

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Demi ha raccontato che le ci sono voluti anni per capire davvero l’accaduto e la sua gravità, perché “la ragazza cristiana del sud in me non lo vedeva così, perché il sesso non era normalizzato da bambina o nel sud”. Ha aggiunto: “Qualcuno mi ha fatto questo, e non è mai finito nei guai per questo. Non è mai stato tolto dai film in cui era”.  La 29enne si è aperta anche a proposito dell’overdose di droga del 2018, per cui è stata ricoverata in ospedale ed è quasi morta. “Non sono andata in overdose e basta. Sono stata sfruttata. Quando mi hanno trovata, ero nuda, blu. Sono stata letteralmente data per morta dopo che lui si è approfittato di me. Quando mi sono svegliata in ospedale mi hanno chiesto se avevamo fatto sesso consensuale. C’era un flash che avevo di lui sopra di me. Ho visto quel flash e ho detto di sì. È stato solo un mese dopo l’overdose che ho capito: non ero in uno stato mentale tale da prendere una decisione consensuale”.