Morte Gianmarco Pozzi, omicidio o caduta accidentale? Ecco la verità

La morte di Gianmarco Pozzi a soli 28 anni, nell’agosto del 2020 a Ponza, ha lasciato dietro di sé una lunga scia di interrogativi e dubbi irrisolti. Vediamoli più da vicino. 

La morte di Gianmarco Pozzi a 28 anni, il 9 agosto scorso a Ponza, assume sempre più i contorni di un giallo. Le indagini volute dalla famiglia, convinte che si sia trattato di un omicidio e non di una caduta accidentale e di un’intossicazione da cocaina, hanno aperto nuovi e inquietanti risvolti in questa triste vicenda. Tra testimonianze, una clamorosa perizia e sospetti sugli ambienti di spaccio, ecco le ultime novità sul caso.

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Il “giallo” della morte di Gianmarco Pozzi

Il professor Vittorio Fineschi, ordinario di Medicina legale alla Sapienza (già noto alle cronache in quanto consulente della famiglia di Stefano Cucchi), pochi giorni fa ha consegnato alla Procura di Cassino, che indaga per omicidio e non per “morte accidentale” sul caso di Gianmarco Pozzi, un supplemento di 33 pagine alla sua prima relazione.

“Chiudere il caso dicendo che è caduto in preda a un delirio da cocaina? Non c’è evidenza scientifica” ha detto l’esperto ai microfoni delle Iene, e sulle indagini tossicologiche fatte sul corpo del ragazzo ha aggiunto: “Le indagini tossicologiche, e faccio anche la chiosa, fatte benissimo, che ci dimostrano il tasso di cocaina, non ci possono indurre a dire che lui si è messo a correre scompostamente in un campo fino ad arrivare al muretto e precipitare di sotto. Dobbiamo ipotizzare che corresse, che è caduto, che si è arrotolato in questo campo, che poi si è rialzato, è andato ad impattare. Puoi capire che diventa una cinematica un pochino troppo cinematografica”.

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Pozzi, che era anche campione di kick boxing e lavorava a Ponza come addetto alla sicurezza in vari locali nei mesi estivi, non sarebbe dunque caduto accidentalmente sotto effetto di “un’ingente quantitativo di cocaina”, come stabilito in un primo tempo. La nuova ipotesi in campo è che possa essere invece stato picchiato e ucciso, “forse nell’ambito di una spedizione punitiva che potrebbe essere collegata all’attività di gruppi di spacciatori sull’isola”. “Quando ho visto questo corredo fotografico ho detto che molte cose non erano coincidenti. Io ritengo sia giusto rivedere il caso” ha osservato ancora Fineschi.

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