Nada, perché si chiama così: la predizione della zingara veggente

Nada è un nome davvero particolare per una ragazzina, anche negli anni ’50. Cosa avrà spinto la madre della famosa cantante a sceglierlo?

Nada

Nada Malanima, conosciuta solo come Nada, è una cantante, attrice e scrittrice nata nel 1953 a Gabbro, in provincia di Livorno. Questa sera, 10 marzo, andrà in onda su Rai 1 La bambina che non voleva cantare: un film che racconta la vita dell’artista all’inizio della sua carriera. La donna, tra le altre cose, è figlia d’arte in quanto il padre, Gino Malanima, era clarinettista. Il film mostrerà la sua vita prima della notorietà e il debutto al Festival di Sanremo, avvenuto quando Nada aveva solo quindici anni nel 1969, portando la canzone Ma che freddo fa. La partecipazione al Festival della Canzone Italiana è stato il trampolino di lancio per carriera di un’artista che si è rivelata, nel corso degli anni, poliedrica e capace di rinnovarsi a seconda del periodo. Ma, nonostante la notorietà, rimane una curiosità: come mai i suoi genitori hanno optato per un nome così inusuale?

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Perché Nada?

La storia che si nasconde dietro al nome della famosa cantante di Gabbro è davvero curiosa. Infatti, era stata la madre a decidere di chiamare la propria figlia Nada, dopo aver sentito la predizione di una zingara. Viviana Fenzi, questo è il nome della mamma di Nada, si era fatta leggere le mani da un’indovina zingara che, in seguito a questa lettura, aveva predetto un futuro fortunato per la figlia. L’indovina aveva letto che la Fenzi non solo avrebbe avuto una figlia femmina, ma quest’ultima avrebbe vissuto una vita piena di successi, intraprendendo anche tantissimi viaggi. Fu la stessa cantante a rivelare questo particolare in un’intervista del 2017 per Repubblica. La cantante, alla domanda sulle ragioni del suo nome, disse: “Mia madre mi raccontò che una zingara leggendole la mano disse che avrebbe avuto una bambina che avrebbe viaggiato e avuto successo. Il nome della zingara era Nada. Per questo mi chiamò così. Non so se la storia sia vera. Mi piace pensarlo”.

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