Lockdown nazionale per tre o quattro settimane? L’ipotesi è al vaglio

L’ipotesi di un lockdown nazionale per accelerare le vaccinazioni è al vaglio dei ministri, ma non è l’unica soluzione.

Sappiamo che la priorità del governo in questo momento è la vaccinazione di massa della popolazione per ridurre al minimo il rischio di contrazione del Covid-19. Una priorità che è messa a rischio dall’aumento di contagi che si sta registrando da qualche settimana a questa parte. Proprio per evitare che una terza ondata di contagi rallenti ulteriormente la campagna di vaccinazione, il cts ha richiesto nelle scorse ore al governo l’attuazione di misure più rigide di contenimento. In questo modo si ridurrebbe sensibilmente il rischio di diffusione delle varianti e si permetterebbe di vaccinare con maggiore sicurezza.

Il Comitato tecnico-scientifico ha richiesto di poter chiudere l’Italia per un periodo di tempo necessario ad accelerare le vaccinazioni. Un’ipotesi che è al vaglio dei ministri Speranza e Gelmini, del coordinatore del Cts Miozzo e del Commissario straordinario Giuseppe Figliuolo. Questa proposta è stata avanzata anche in considerazione del fatto che da oggi a fine marzo dovrebbero giungere 9 milioni di dosi di vaccini. Per aprile, maggio e giugno ne sono previste 52 milioni 477mila: ovvero 17,5 milioni al mese. Numeri importanti che, questa volta, non dovrebbero subire ritardi e tagli da parte delle case farmaceutiche.

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Lockdown nazionale per accelerare la vaccinazione? Non è l’unica ipotesi al vaglio

La soluzione maggiormente estrema è quella di attuare un lockdown nazionale per 3-4 settimane. Si potrebbe decidere di spostare tutte le regioni nella zona rossa per questo lasso di tempo necessario ad accelerare le vaccinazioni e contenere il diffondersi delle varianti. Un’ipotesi alternativa è quella di spostarle tutte in zona arancione con quelle più a rischio in zona rossa.

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Un’ultima ipotesi è quella di applicare misure restrittive soltanto nei weekend, con un coprifuoco anticipato alle 19 o alle 20. Una soluzione, quest’ultima che potrebbe vedere escluse le regioni in zona bianca, ossia quelle che presentano un numero inferiore a 50 contagi su 100mila abitanti. Attualmente, però, la sola Sardegna verrebbe esclusa dalle misure maggiormente restrittive.