Trovata un’altra variante inglese del COVID, gli scienziati indagano

Questa nuova variante inglese del COVID per ora è stata nominata semplicemente “B1.1.318”, e gli scienziati la stanno ancora studiando. 

variante covid

Sembra una persecuzione, eppure dopo aver circolato liberamente per un anno il virus ha davvero iniziato ad adattarsi, generando nuove varianti. Si era già sentito parlare della variante Nigeriana (nome di laboratorio B.1.525), che sembrava in grado di resistere al vaccino. Poi si è saputo delle varianti Brasiliane (denominate P1 e P2 per gli studi in laboratorio), anch’esse in grado di “sfuggire” al vaccino e trasmettersi più velocemente. Dal 15 febbraio, però, i ricercatori inglesi sono alle prese con una delle varianti più preoccupanti di tutte: quella denominata B1.1.318.

B1.1.318

Non è la prima volta che si scopre una variante del virus in Gran Bretagna: i ricercatori inglesi avevano già scoperto B.1.1.7 (nel Kent), VOC-202102/02B.1.17 (a Bristol), e la VUI-202102/01A.23.1 (a Liverpool). 16 nuovi casi, però, hanno attirato l’attenzione dei medici: pare che la B1.1.318, come le due varianti Brasiliane, abbia una mutazione E484K (che, probabilmente, ha avuto un ruolo nell’aumento dell’infettività e della potenza immune del virus).

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Pare che l’alterazione aiuti il virus a sopravvivere agli anticorpi: nonostante questo, però, ci sono altri modi per sconfiggere questa variante. I globuli bianchi, per esempio, sono cruciali nella difesa del sistema immunitario e dopo le prime analisi gli scienziati hanno dichiarato che “non sono particolarmente colpiti dal virus”. Questo vorrebbe dire che i vaccini in circolazione sarebbero in grado di tenere a bada anche la B1.1.318.

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Anche l’Italia, ovviamente, si è occupata di questa nuova variante: “abbiamo evidenze chiare sul fatto che la variante inglese sia più trasmissibile nelle fasce di età comprese tra i 10 e i 19 anni, ma anche tra i 6 e 10 anni” ha annunciato il presidente del Consiglio Superiore di Sanità Franco Locatelli. “Questo maggiore potere infettante o contagiante non si associa però ad una patologia più grave”.