Covid, l’allarme dell’Iss: ora i più colpiti sono i giovanissimi

La pandemia ha ripreso a correre anche in Italia, secondo i dati dell’Iss per la prima volta dall’inizio i più colpiti sono i giovanissimi.

Sulla crescita della curva epidemiologica ormai non ci sono più dubbi, i dati di ieri confermano un aumento del 30% dei casi rispetto al lunedì precedente. Con il medesimo numero di tamponi effettuati, infatti, sono stati riscontrati 3.500 casi in più di positività, per un totale di 13.114. Un dato che evidenzia una crescita di quasi il doppio rispetto a due settimane fa. A causare questo aumento repentino di diffusione del virus è stato l’arrivo delle varianti, specialmente di quella inglese.

Il timore, adesso, è che si verifichi sul nostro territorio ciò che si è verificato a partire da dicembre anche in molti Paesi d’Europa: un aumento repentino di casi che costringe a prendere delle misure più rigide di quelle attuali. Per il momento l’ipotesi del lockdown generalizzato è stata scartata, si procederà con il sistema a zone, ma il timore è che tra un paio di settimane non ci sia più una regione in zona gialla e ce ne siano invece diverse in zona rossa. Il ministro della Salute Speranza ha inoltre ammesso nelle scorse ore che ci attendono delle settimane dure.

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Covid: colpiti i più giovani, ne risente il mondo della scuola

I dati condivisi dall’Istituto Superiore di Sanità, mostrano una novità rispetto a tutto l’anno appena passato: per la prima volta da quando è iniziata la pandemia ad essere maggiormente colpiti sono i giovani sotto i 20 anni. La fascia d’età compresa tra i 13 ed i 19 anni è quella che presenta un’incidenza maggiore di casi: 200 ogni 100.000 abitanti. Per fortuna non è cambiato l’impatto del virus sui ragazzi: il 60% presenta sintomi lievi e del restante 40%, la maggior parte e paucisintomatica.

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Il problema di questo incremento tra i giovani risiede nei contatti all’interno del mondo scuola. Sappiamo che anche i paucisintomatici possono trasmettere il virus e dunque che qualcuno di questi potrebbe involontariamente contagiare compagni di classe, insegnanti e personale scolastico. Problematica che emerge in un periodo in cui la vaccinazione di insegnanti e personale scolastico procede a rilento, come sottolineato da Antonello Giannelli (presidente associazione nazionale presidi): “Siamo arrivati a 150mila somministrazioni su 800mila docenti che, sommati agli Ata, arrivano a un milione, è un po’ pochino. Da qui a quattro mesi dobbiamo vaccinare tutto il personale della scuola”.

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