Delitto di Cabiate, mamma Silvia: “Sharon si fidava, lui l’ha violentata e uccisa”

Delitto di Cabiate: Silvia riesce a trovare pace per la morte violenta e orribile della figlia Sharon e affida il dolore ad una lettera.

L’infanticidio di Sharon è probabilmente il delitto più cruento e doloroso di questo inizio 2021. La bambi aveva solamente 18 mesi quando è deceduta e l’autopsia ha svelato una verità che nessun genitore dovrebbe vivere. Il 18 gennaio scorso la piccola Sharon è stata affidata dalla madre Silvia Barni (24 anni) al compagno Gabriel Robert Marincat, operaio 25enne di origini romena. I due si frequentavano da qualche mese, ma c’era una grande affinità e la ragazza si fidava di lui.

Solitamente Sharon stava con lei o con la nonna, ma quel giorno la madre di Silvia non poteva occuparsene e la donna ha pensato che Gabriel potesse assolvere al compito senza troppa fatica. Qualcosa però non la faceva stare tranquilla e ogni volta che andava in pausa chiedeva al fidanzato notizie sulla figlia, fino a che ha deciso di chiedergli anche delle foto per assicurarsi che tutto andasse bene. Da queste ha notato che la piccola aveva delle brutte ferite in volto.

L’uomo ha detto che c’era stato un piccolo incidente domestico e che non si sarebbe dovuta preoccupare. Silvia non ci ha creduto ed ha chiesto alla madre di andare a controllare. La nonna si è accorta immediatamente che Sharon non stava bene ed ha chiesto l’intervento dei soccorsi. Portata in ospedale, la bimba ha smesso di respirare poco dopo.

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Delitto di Cabiate, la lettera di mamma Silvia: “Sharon si fidava”

Sin dal primo momento gli inquirenti hanno sospettato di Gabriel, il quale ha ripetuto loro che si è trattato di un incidente domestico. L’autopsia, però, ha raccontato una verità differente: l’uomo l’ha picchiata fino ad ucciderla e l’ha persino violentata. Adesso Marincat si trova in carcere con l’accusa di omicidio volontario e violenza sessuale su minore e la madre Silvia è sprofondata in una spirale di dolore e rimpianto dalla quale cerca di uscire insieme alla famiglia.

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Nelle scorse ore la giovane donna ha affidato ai suoi legali una lettera con la quale parla di ciò che è accaduto e del dolore che prova. Nel processo ai danni dell’ex compagno si costituirà parte civile alla ricerca di giustizia per la figlia troppo presto strappata a questo mondo. Nella lettera si legge: “Come me ti fidavi e come me sei stata tradita. Non so cosa possa essere avvenuto in quelle ore in cui ero al lavoro per te e per me, per noi, per vivere dignitosamente. È stata l’unica volta che non eri con me o con mia mamma e ti ho seguita assiduamente a distanza”.

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Sull’uomo che le ha distrutto la vita, Silvia scrive: “Mia piccola Sharon eri troppo piccola per morire da vittima. È scritto che chi scandalizza anche uno solo di questi piccoli sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina e fosse gettato negli abissi del mare”. Tuttavia poco dopo aggiunge: “Non cerco vendetta ma giustizia. Per te, mia amata creatura. In un pomeriggio ho perso te mia adorata e ho perso la fiducia e il sentimento di chi era al mio fianco. Ho perso tutto. Mi stringo a te, piccola mia bambina. Sono tornata figlia dopo essere stata madre”.