Covid, lo studio che cambia tutto: “La distanza di sicurezza è sbagliata”

Dopo l’esplosione dei contagi Covid in Corea del Sud il dottor Lee Ju-hyung ha portato avanti una ricerca sul campo molto particolare.  

variante Covid vaccino

Chi finora si sentiva al sicuro rispetto al rischio di contrarre il Covid perché ha sempre mantenuto la distanza di sicurezza raccomandata dagli esperti, oltre a rispettare tutte le altre misure di prevenzione e profilassi, dovrà ricredersi. Neppure due metri di distanza al chiuso sono sufficienti, secondo una ricerca coreana che sta facendo molto rumore nella comunità scientifica e non solo.

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Le insidie nascoste del Covid

Finora ci è stato sempre detto che la distanza di sicurezza per scongiurare il contagio Covid è di almeno 2 metri in un luogo chiuso o all’aperto se non si indossa la mascherina, ad esempio quando si pratica sport. Ma una nuova ricerca suggerisce un quadro molto diverso. La principale modalità di trasmissione del Coronavirus è data dalle goccioline di saliva – i famosi “droplet” – che normalmente emettiamo quando tossiamo, starnutiamo o semplicemente parliamo. Il punto è che la regola secondo cui il contagio avviene dopo 15 minuti di contatto entro 2 metri probabilmente va rimessa in discussione.

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Era il 17 giugno scorso quando in Corea del Sud si verificò un’epidemia di Coronavirus associata alla trasmissione di goccioline a lunga distanza. Il fatto ha spinto il dottor Lee Ju-hyung a condurre una ricerca sul campo molto particolare. Ogni volta che è andato al ristorante, l’esperto ha tirato fuori un piccolo anemometro per controllare il flusso d’aria e successivamente studiarne la direzione e la velocità, le distanze tra i tavoli e il movimento dei clienti.

Morale della favola: è possibile infettarsi anche a 6,5 metri di distanza e dopo appena 5 minuti di esposizione, senza alcun contatto diretto o indiretto. La trasmissione di goccioline può infatti avvenire a una distanza superiore a 2 metri se c’è un flusso d’aria diretto da una persona infetta. Le conclusioni dello studio, pubblicato sul Journal of Korean Medical Science, rimettono così in discussione lo standard ampiamente accettato dei 2 metri di distanza sociale al chiuso.

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