Rita Pavone, lo choc durante il funerale del padre: non è possibile

Le spoglie del papà di Rita Pavone si persero durante le operazioni di esumazione nel cimitero Monumentale di Torino nell’aprile 2004.

Da ormai quasi vent’anni non c’è più una tomba sulla quale pregare per Giovanni Pavone. Il papà della celeberrima Rita, Giamburrasca della canzone italiana, e dei suoi fratelli Pietro, Carlo e Cesare si persero durante le operazioni di esumazione avvenute nel cimitero Monumentale di Torino nell’aprile 2004. Ci sono voluti anni e anni di denunce sui giornali e inchieste aperte e poi archiviate perché il Tar del Piemonte riconoscesse nel 2018 i danni patrimoniali ed esistenziali agli eredi: magra consolazione, visto che quegli 11.400 euro sono a malapena bastati a coprire le spese legali, ma tant’è.

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La terribile esperienza di Rita Pavone

“L’aspetto economico – hanno puntualizzato a suo tempo Rita Pavone e i suoi fratelli – per noi non era importante. Ciò che contava era l’affermazione di un principio, perché la dispersione dei resti non appare in alcun modo giustificabile o accettabile in quanto contrasta con la pietà che si deve non solo a nostro padre, ma a tutti i defunti”.

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Giovanni Pavone morì nel 1990 a 79 anni. Nel 2004 i figli furono convocati per assistere all’esumazione. Ma per un “errore” materiale l’escavatore sfondò la cassa e i resti di Pavone e di altri defunti finirono in un cumulo di macerie. All’inizio nessuno si accorse dell’incidente e alle famiglie fu detto semplicemente che non era stato trovato nulla. Poi la verità venne a galla e la vicenda finì in tribunale.

“Qualche volta – ha infine chiosato la cantante – bisogna sapere aspettare per ottenere quello che ci è dovuto, ma se siamo dalla parte della ragione, prima o poi la spunteremo. Ed è quello che è successo proprio nel giorno della Festa del Papà. Malgrado vari esami del Dna andati a vuoto su ossa ritrovate e riportate alla luce, noi figli siamo definitivamente rassegnati a piangere nostro padre su un loculo che invece dei suoi resti contiene solo il suo cappello da marinaio. Ma adesso lo faremo con orgoglio e anche con un leggero sorriso… Il cielo non ci ha abbandonati. Abbiamo vinto la nostra battaglia e ci è stata resa la dignità”.

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