Grave lutto nel giornalismo: è morto Paolo Isotta, storico critico musicale

Paolo Isotta, firma storica del Corriere della Sera e poi critico musicale del Fatto Quotidiano, è morto in casa sua a Napoli: aveva 70 anni. 

Si è spento improvvisamente questa mattina nella sua casa di Napoli Paolo Isotta, una delle più autorevoli voci della musicologia italiana. Autore di alcuni dei più importanti saggi sui massimi compositori italiani, da Paisiello a Rossini, da Donizetti a Verdi, aveva 70 anni ed era professore emerito del Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli. Raffinato scrittore e musicologo, era stato per tantissimi anni il critico musicale del Corriere della Sera. Dal 2015 scriveva per il Fatto Quotidiano e dal 2018 anche per Libero.

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Chi era Paolo Isotta

Paolo Isotta era nato a Napoli il 18 ottobre 1950, figlio di un avvocato civilista, frequentò il liceo classico Umberto I di Napoli e poi le facoltà di Lettere e di Giurisprudenza dell’Università di Napoli Federico II. Studiò pianoforte con Vincenzo Vitale e composizione con Renato Parodi e Renato Dionisi. Nel 1971 ottenne un cattedra come professore straordinario al Conservatorio Francesco Cilea di Reggio Calabria, per poi diventare ordinario a Torino e poi a Napoli; nel 1994 lascerà l’insegnamento “per progressiva intolleranza verso gli allievi attuali”. Nel gennaio 2019 il Conservatorio di Musica “San Pietro a Majella” di Napoli lo decretò Professore Emerito.

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Nel 1974 Paolo Isotta venne assunto come critico musicale al neonato Giornale di Indro Montanelli. Nel 1980 passò al Corriere della Sera, dove rimase fino al 2015. Durante gli anni ’80 diresse con Piero Buscaroli le collane Musica e Storia per Mondadori e La Musica per Rusconi. Nel 1981 firmò la biografia di Dino Ciani per il Dizionario biografico degli italiani dell’Enciclopedia Treccani.

Oltre agli elzeviri pubblicati in larga parte sul Corriere della Sera, per i quali nel 1990 fu insignito del Premiolino, Paolo Isotta scrisse diversi saggi di storia della musica e musicologia, tra cui I diamanti della corona (1974), primo libro in assoluto dedicato alle opere serie di Gioachino Rossini, e Il ventriloquo di Dio (1983), sull’influenza della musica nelle opere di Thomas Mann. Nel 1992 presentò nove puntate, su Rai 3, della serie Grandi interpreti, dedicate al direttore d’orchestra rumeno Sergiu Celibidache.

Nel 2013 pubblicò un articolo fortemente critico verso Daniel Harding e, indirettamente, Claudio Abbado, a seguito del quale Stéphane Lissner, sovrintendente del Teatro alla Scala di Milano, lo dichiarò “persona non gradita”. Il 16 ottobre 2015 annunciò sulle colonne del Corriere la fine della sua collaborazione al quotidiano di via Solferino: “Torno a essere un musicista e null’altro che questo. Col presente articolo si chiude la mia attività di critico musicale svolta per più di quarantadue anni”. Fu anche iscritto al Partito Radicale e all’Associazione “Luca Coscioni”.

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