Kobe Bryant, la nuova tremenda verità sull’incidente

Colpo di scena: Kobe Bryant non fece pressioni sul pilota per volare in condizioni pericolose, dicono gli investigatori. 

Kobe Bryant non fece pressioni sul pilota del suo elicottero affinché corresse rischi potenzialmente letali per completare il volo di quel maledetto 26 gennaio, dicono gli investigatori. Le insistenze di un cliente importante possono spingere i piloti a prendere decisioni sbagliate… ma non era questo il caso di Kobe. “Non c’erano prove che Island Express o Kobe Bryant abbiano fatto pressioni sul pilota affinché accettasse di volare in condizioni meteorologiche avverse”.

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La ricostruzione degli ultimi istanti di vita di Kobe Bryant

Gli investigatori hanno ipotizzato che, complice una fittissima nebbia, il pilota abbia sperimentato una condizione nota come “disorientamento spaziale” nei momenti precedenti all’incidente: in pratica, avrebbe pensato che l’aereo stesse salendo quando in realtà stava scendendo. Dalle indagini preliminari non è emersa alcuna prova di guasto al motore, e i risultati dell’autopsia hanno mostrato che il pilota, Ara Zobayan, non aveva assunto droghe né alcol prima del tragico incidente costato la vita a Kobe Bryant e a sua figlia.

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Gli investigatori hanno appurato che il pilota dell’elicottero in questione ha volato in palese violazione degli standard federali, e probabilmente si è disorientato poco prima che l’elicottero si schiantasse e uccidesse il campione sportivo e altre otto persone. La vedova di Bryant ha incolpato il pilota e, assieme ai parenti delle altre vittime, ha accusato le società che possedevano e gestivano l’elicottero. Il fratello del pilota non ha incolpato Bryant ma ha detto che sapeva dei rischi del volo.

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Kobe Bryant moglie